martedì 26 giugno 2007

Estensioni di Firefox - Parte prima - Gestione dei segnalibri



Le statistiche del mio sito mi dicono che molti dei miei lettori utilizzano Mozilla Firefox come browser ... Il rampollo, nel giro di due-tre anni, ha raggiunto una notevole affidabilità e stabilità, nonché una larga diffusione, tanto che autorevoli studi lo danno più vicino al venti che al dieci per cento dei browser utilizzati dai navigatori.
Uno dei vantaggi di questo software, del quale sono un accanito tifoso, e questo può, forse, obnubilare il mio giudizio, è la possibilità di personalizzarlo in maniera piuttosto spinta, utilizzando temi ed estensioni. Queste ultime, una sorta di plug-in, permettono di fare quasi ogni cosa ...
Le estensioni ufficialmente censite dalla Mozilla Foundation sono oltre 2200 e, di queste, una buona parte è disponibile in lingua italiana.
Dove si trovano questi componenti aggiuntivi?

Quelli ufficiali sul sito Firefox Add-ons quelle in versione italiana (localizzate o tradotte brutalmente), sul sito di Extenzilla (e sono quasi 600), altre, come quelle del MIT, si trovano con una ricerca sul web :o).
Alcune estensioni sono indicate come incompatibili con le versioni più recenti del browser ... nessun problema ... le vere incompatibilità sono pochissime e, per risolvere il guaio, basta, semplicemente, installare ... un'estensione :o)

Sto parlando di MR Tech Local Install che permette di modificare in maniera molto fine la configurazione del browser e, tra le altre cose, di disabilitare i controlli di compatibilità, operazione che, ripeto, non comporta rischi. La compatibilità tra estensione e versione, infatti, è dichiarata dagli sviluppatori e basta semplicemente disabilitare il controllo di questa proprietà per far funzionare tutto.
L'installazione di Mr Tech è propedeutica a quella delle tre estensioni che consiglio oggi, che uso, con grandissima soddisfazione, da tempo immemorabile ...


La prima è Bookmarkshome: a rigore non è un'estensione vera e propria, ma un progetto di sviluppo di Firefox che, per qualche motivo che ignoro, è fermo ormai dal marzo 2006. Anche in questo caso nessun problema ... quel che c'è è di ottima fattura e perfettamente funzionante e, in più, è facilmente personalizzabile.
In poche parole, Bookmarkshome permette di creare una pagina d'avvio del browser contenente, organizzati per argomenti e ordinatamente disposti in colonne, con sfondi variamente colorati, tutti i segnalibri che abbiamo raccolto in migliaia di ore di navigazione ... Uso un monitor a 19", e nella mia home page ho, a portata di click, oltre 170 segnalibri, suddivisi in sette colonne e sedici diverse sezioni ... naturalmente ho posto per, almeno, un altro centinaio di bookmarks ...
Ovviamente, quando si lavora con una tal massa di segnalibri, sono tutti indispensabili perché, in base a uno dei corollari della legge di Murphy, quello che vi serve in quel momento, sul portatile, quando siete fuori dall'ufficio, è proprio quello che non avete ...

C'è soluzione anche a questo problema: Bookmarks on line è un'estensione che vi permette di scaricare i vostri segnalibri in un repository, dal quale li potete downloadare sul portatile o, come ho fatto io, sul Firefox compreso nel Win Pen Pack ... mai più senza! :o)

Estensioni analoghe, ma non le ho provate, sono:
Bookmarks Synchronizer
Bookmarks Synchronizer 3
Bookmarks synchronizer between Memotoo.com and Firefox
Gnafi
Bookmark Sync and Sort
SyncMarks
OnlineBookmarkManager Synchronizer
Foxmarks Bookmark Synchronizer
Yoono

Infine, sempre lavorando con un'esagerazione di segnalibri, come si può fare a evitare che ci siano duplicazioni? Con un'estensione che si chiama Bookmark Duplicate Detector. Lo stesso lavoro lo svolge, ma anche in questo caso non l'ho provata, anche NetMarks Manager.

Usciamo per un attimo dalle estensioni ... un bellissimo programmino che va a verificare che i segnalibri che avete raccolto con tanto amore esistano ancora, e scarica anche le eventuali Favicons presenti, è AM Dead link.



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mercoledì 20 giugno 2007

Disponibile OpenOffice.org 2.2.1 in italiano

Comunicato stampa
Trieste, 18 giugno 2007 – L’Associazione PLIO, Progetto Linguistico Italiano OpenOffice.org, annuncia la disponibilità di OpenOffice.org 2.2.1 in italiano. Si tratta di una versione della suite per ufficio che non introduce particolari novità ma risolve alcuni problemi di stabilità e sicurezza, per cui il PLIO ne suggerisce l’installazione a tutti gli utenti della versione 2.2 e delle versioni precedenti.

OpenOffice.org 2.2.1 in italiano può essere scaricato, nelle versioni per i diversi sistemi operativi, all’indirizzo http://it.openoffice.org/download/. Le altre versioni linguistiche possono essere scaricate all’indirizzo http://download.openoffice.org.

OpenOffice.org ha modificato la propria strategia di rilascio delle nuove versioni a partire dalla 2.2, secondo un calendario che prevede ogni sei mesi l’introduzione di nuove funzionalità nella versione 2.x, seguito a circa tre mesi di distanza da una release di manutenzione 2.x.x che risolve i problemi di stabilità e sicurezza.

Fonte: Associazione PLIO
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lunedì 18 giugno 2007

Happy Hacking

Ebbene sì, sono fortunato possessore di una copia del libro di Sam Williams "Codice Libero" (clicca qui per leggere il libro on line), biografia ufficiale di Richard Stallman ... mi sembra già di sentire un brusio: "Richard Stallman? chi era costui?" ... cari lettori, RIchard Stallman non è altri che il fondatore della Free Software Foundation, padre del progetto Gnu e della licenza GPL e derivate. Orbene, questo signore mi ha autografato, complice Davide Dozza di OOo Italia, il libro sopracitato.
La dedica che Stallman ha apposto sulla mia copia del libro recita testualmente "Happy Hacking"e questo mi da lo spunto per chiarire che l'hacker non è una sorta di malfattore digitale e che l'hacking non è un crimine contro l'umanità.


Uno stralcio da Wikipedia recita così:
"... Il termine hacking è uno dei più inflazionati vocaboli legati all'informatica; avendo accompagnato, fin dall'inizio, lo sviluppo delle tecnologie di elaborazione e comunicazione dell'informazione, ha assunto diverse sfumature a seconda del periodo storico e dello specifico ambito di applicazione; in ambito tecnico, lo si può definire come studio dei sistemi informatici al fine di potenziarne capacità e funzioni.
Sebbene venga usato principalmente in relazione all'informatica, l'hacking non è limitato ad un particolare ambito tecnico, ma si riferisce più genericamente ad ogni situazione in cui si faccia uso di creatività e immaginazione nella ricerca della conoscenza: ad esempio, Leonardo da Vinci può essere considerato un hacker del XV secolo...".
Io mi considero un hacker e sono fiero di esserlo, pur senza essere mai penetrato fraudolentemente nel computer di chicchessia né aver mai compiuto torbide imprese ai danni dei sistemi informativi del Pentagono.
Happy Hacking, quindi, non è un'istigazione a delinquere, ma un invito a perseguire la conoscenza usando le proprie risorse di creatività e di immaginazione.
Pensiamoci tutte le volte che al "Telegiornale" o a "Porta a porta", o in qualsiasi altro salotto televisivo o foglio giornalistico parlano degli hacker come di individui che si dedicano a ogni sorta di nefandezza informatica.

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domenica 17 giugno 2007

L'arte della phesca

No, non è un errore di battitura ... lo strafalcione nel titolo non è casuale ma è ispirato da un particolare tipo di truffa informatica che, in lingua inglese, è chiamata “phishing”, con evidente assonanza con il participio presente del verbo to fish, in italiano pescare. La parola probabilmente deriva da phreaking, che è l'insieme di attività che permettono di usare il telefono senza pagare la chiamata, e allude all'uso di Internet (e quindi di una rete largamente basata su quella telefonica) per “pescare” password, numeri di carta di credito, codici di accesso e altre informazioni personali.
In cosa consiste questo tipo di truffa? Innanzitutto occorre dire che è basata sui principi dell'ingegneria sociale, e quindi il meccanismo d'azione parte da uno stimolo che tocca alcune molle sensibili della nostra psiche. Lo scopo di questa truffa è quello di “invitare” le vittime a fornire al truffatore informazioni personali e riservate, che possono essere usate per sottrarre denaro dal conto corrente bancario oppure per utilizzare fraudolentemente le carte di credito. Si tratta di un vero e proprio “furto di identità”, che può avere conseguenze anche gravi.

Come anticipato poche righe sopra, lenza e ami necessari per questo tipo di “pesca” sono forniti da Internet, perché la procedura d'attacco tipo fa uso di messaggi di posta elettronica e di siti web trappola.
Mi sembra già di sentire, nel sottofondo, un brusio di commenti: «Lo dicevo che usare la carta di credito su Internet è rischioso», «Ma chi può essere così fesso da dare i propri dati al primo venuto» e simili ... ebbene, vi invito a una riflessione ... quante volte, al ristorante, avete dato la carta di credito al cameriere perché provvedesse al saldo del conto? E questa non è una procedura rischiosa? Per qualche minuto perdete ogni tipo di contatto con la vostra carta di credito e, in quel lasso di tempo, può succedere di tutto. Siete poi disposti a fidarvi ciecamente sia del cameriere che del cassiere? Non mi sembra di udire risposte. Anche l'uso di Bancomat e Pos non è detto che sia sempre così sicuro e che dire delle banche? A volte si fanno clonare decine di tessere magnetiche e i malcapitati utenti si trovano addebitati in conto corrente quattrini mai spesi.
Almeno, se usate la carta di credito su Internet, questa resta sempre saldamente nelle vostre mani; certo, nell'uso della moneta elettronica in rete occorre adottare delle precauzioni, ma, sapendo come fare, e, soprattutto, usando una robusta dose di sano buonsenso, i rischi sono piuttosto limitati. Chiudiamo questa divagazione, che approfondiremo un'altra volta, e torniamo alla nostra truffa.
Come detto, Il meccanismo di attacco è abbastanza standardizzato e si sviluppa secondo alcune fasi:
1.la vittima riceve un messaggio di posta elettronica, che simula, in modo più o meno perfetto, la grafica di un'entità ben conosciuta (banca, compagnia di carte di credito, Posta, Internet Server Provider, negozi o aste on line);

(clic sull'immagine per ingrandirla)
2.il messaggio parla, di solito, di problemi verificatisi a carico del destinatario (addebito di cifre fuori misura, tentativi di accesso non autorizzato, usi illegali) o del mittente (necessità di aggiornare il database aziendale, falle di sicurezza scoperte nella struttura);
3.per risolvere i problemi, oppure per rinnovare l'iscrizione o per verificare i dati presenti nel database, l'e-mail indica l'indirizzo di un sito nel quale la vittima dovrà andare a inserire i dati richiesti. A volte la richiesta è molto perentoria ed è accompagnata da velate minacce di ritorsioni legali;
4.naturalmente all'indirizzo indicato non c'è il sito ufficiale dell'istituzione indicata come mittente, ma una sua copia, più o meno simile, posta su un server controllato dai truffatori. Altrettanto naturalmente i dati richiesti per accedere a questo sito, tra i quali, spesso, figurano il numero di carta di credito, la scadenza e il codice CVC2 (tre cifre che si trovano sul retro della carta), oppure password o, ancora, altri dati riservati di questo tipo, vanno a finire negli archivi del “pescatore”;
5.parte la stoccata: il truffatore utilizzerà i dati così ottenuti per effettuare acquisti, per movimentare somme di denaro o, infine, come testa di ponte per attaccare altre vittime.
Bella la mail di e-bay usata come esempio, vero? eppure a un occhio attento alcuni particolari non sfuggono e dicono che c'è qualcosa che non va: l'indirizzo, ad esempio ... se la mail è per noi, perché il destinatario risulta essere una lista di distribuzione?

E poi, cosa sono quegli strani punti interrogativi al posto delle lettere accentate? sono un'errata codifica del carattere usato ... vediamolo:

Per quale motivo EBay International AG, apparentemente un'azienda tedesca, dovrebbe usare come codifica dei caratteri Cirillico (Windows-1251) e non Unicode (UTF-8) o una codifica Occidentale? Forse perché l'ignoto mittente è in un paese dove non si usa l'alfabeto latino?
Vediamo adesso un esempio concreto: con frequenza giornaliera ricevo numerose e-mail, spesso dal contenuto piuttosto sgrammaticato, nelle quali un istituto bancario o Poste Italiane mi comunicano che le mie carte di credito e i miei bancomat sarebbero stati bloccati fino a che non avessi provveduto ad aggiornare i miei dati sul server.
Per agevolarmi nell'adempiere alla richiesta, sul messaggio di posta elettronica è presente un collegamento al sedicente sito della banca (o delle Poste) dove dovrei inserire i miei dati per convalidarli.
Amante del rischio e dell'avventura in più occasioni ho cliccato sul collegamento indicato: vi racconto l'esito di una di queste esplorazioni. Allora, dopo un clic, incurante dei messaggi di avviso (sempre più disperati) dei miei sistemi di protezione, mi sono ritrovato sul sito del truffatore ... che dire ... la mail era piuttosto scadente, sia da un punto di vista grafico che del contenuto, pieno di errori ed evidenti sgrammaticature, ma il sito trappola era di ben altro livello. Grafica ben curata, loghi e aspetto generale quasi perfetti ... a prima vista poteva veramente sembrare una pagina di acquisizione dati dell'istituto bancario ... ma il “pescatore” aveva fatto i conti senza l'oste. Grazie ad un programmino installato nel mio programma per navigare in Internet, infatti, sono riuscito a vedere che la pagina nella quale mi trovavo aveva un risk rating molto alto (10/10) e che il sito di uno dei più popolari istituti bancari italiani era, apparentemente, ospitato da un server iraniano (in altri casi russo).

(clic sull'immagine per ingrandirla)
Mi sembra inutile specificare che la banca era una vittima della truffa tanto quanto me, e che ne era completamente estranea ...
Andiamo avanti: sempre animato da sete di conoscenza, ho inserito dei dati, ovviamente fasulli, per vedere cosa sarebbe successo: terminato l'inserimento, ho cliccato sul tasto “Prosegui” e mi sono ritrovato sulla home page, questa volta autentica, della banca. Il sito trappola, una volta eseguito il suo lavoro, mi reindirizzava su quello ufficiale.
In questo caso è stato abbastanza facile scoprire la truffa: la mail sgrammaticata, alcuni piccoli indizi nel sito trappola, l'uso di uno strumento di segnalazione come la barra di Netcraft, un poco di esperienza ... ma in altri casi? C'è da segnalare che il phishing sta diventando sempre più evoluto, i messaggi sgrammaticati sono quasi un ricordo e la qualità grafica dei siti e delle mail trappola è veramente molto alta.
Un esempio di phishing molto ben congegnato, è dettagliatamente descritto nel sito di Paolo Attivissimo (Attenti alle false comunicazioni di Poste.it, sono un phishing evoluto): in questo caso si tratta di una e-mail apparentemente proveniente da Poste Italiane.
Il linguaggio è corretto, burocratico, con riferimenti a norme di legge e non c'è nessun collegamento a siti trappola: infatti si chiede di rispondere con un messaggio di posta elettronica contenente i dati di accesso ai servizi di Posteonline. L'intero messaggio è un piccolo capolavoro di ingegneria sociale, studiato fin nei minimi dettagli per costringere l'utente ad abbassare la guardia.
Poste Italiane è uno dei bersagli preferiti dei truffatori: è del dicembre 2006 una mail nella quale si invitano gli utenti a usufruire dei nuovi servizi on line, previa registrazione dei dati della carta postepay in un sito trappola, questa volta situato in Russia.
Esempi come questi se ne possono fare a decine e credo che tutti noi abbiamo ricevuto almeno una e-mail contenente un tentativo di truffa di questo tipo: in certi casi l'abbiamo accolta con una scrollata di spalle, perché proveniva apparentemente da un'istituzione con la quale non abbiamo nessun tipo di rapporto, altre volte, invece, sembrava inviata dalla nostra banca o dal nostro fornitore di servizi Internet. Sono attacchi indiscriminati, mandati a milioni di indirizzi di posta elettronica, e quindi non dobbiamo stare ad arrovellarci sui modi con i quali i truffatori sono venuti a conoscenza che siamo clienti della Banca X, o che abbiamo partecipato a un'asta on line o acquistato beni sul sito di commercio elettronico Y.
Come ci possiamo difendere da queste truffe? Anche in questo caso occorre usare il buon senso: nessuna istituzione seria userebbe mai un sistema così rischioso di farsi inviare dei dati riservati; quindi, a priori, non fidiamoci MAI di messaggi di questo tipo e, a maggior ragione, non clicchiamo MAI sui link presenti in queste e-mail. Ricordiamo che tutte le transazioni più delicate, nelle quali è necessario usare dati riservati, sono eseguite su siti protetti, identificati da un lucchetto posto sulla barra di stato. Nell'indirizzo di questi siti appare, di solito, il protocollo https anziché il più comune http: ad esempio https://bancopostaonline.poste.it/bpol/bancoposta/formslogin.asp è l'indirizzo della vera pagina di accesso ai servizi di BancoPostaonline.
Un altro utile accorgimento è quello di installare sul nostro browser la barra di Netcraft, scaricabile gratuitamente all'indirizzo http://toolbar.netcraft.com/ nelle versioni per Internet Explorer e Mozilla Firefox: questa piccola estensione ci racconta vita, morte e miracoli del sito nel quale ci troviamo e, soprattutto, ci mostra se è più o meno sicuro, anche se, in questo caso, è possibile avere dei falsi positivi, ossia segnalazioni di livelli di rischio elevati semplicemente perché il sito non ha una “storia”.

Adattamento di un articolo pubblicato sul numero di gennaio 2007 della rivista “Porto e Diporto” della AM editori Srl - Napoli

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giovedì 7 giugno 2007

101 modi infallibili per far colpo sulle ragazze

… ossia “Non è tutto oro quello che luccica”

Se, dopo aver letto il titolo di questo post, vi siete precipitati immediatamente a leggerlo … ebbene, mi spiace dirlo, ma siete a rischio di beccarvi un bel virus ogni volta che ricevete un messaggio di posta elettronica …
Come avrete capito, non sono Giangiacomo Casanova, improbabile erede del noto scrittore e seduttore veneziano del XVIII secolo, bensì il vostro ineffabile MaGo, e vi confesso che ho eseguito, sulla vostra pelle di ignari lettori, un semplice esperimento di ingegneria sociale.
In ambito informatico con queste due parole si intende “… lo studio del comportamento individuale di una persona al fine di carpire informazioni …” (definizione tratta da Wikipedia). Un ingegnere sociale, quindi, è colui che adotta tecniche di dissimulazione, che fanno leva sulla psicologia delle vittime, al fine di sottrarre loro informazioni, come avviene nel caso delle truffe informatiche (delle quali parleremo in altra occasione), o, come negli esempi che illustrerò tra poco, per spingerle a compiere azioni (aprire un messaggio di posta elettronica, cliccare su un collegamento in un’e-mail o in una pagina web e simili) che possono provocare infezioni virali e attacchi di cavalli di Troia.
Volete alcuni esempi di come funziona l’ingegneria sociale?

Eccoli, scelti tra i più recenti:
18 luglio 2006: il blog dello scrittore Paolo Attivissimo segnala un’e-mail che invita ad ascoltare l’insulto che Materazzi ha rivolto a Zidane, provocandone la reazione durante la finale dell’ultima Coppa del Mondo di calcio. Alla notizia, scritta per la verità in un italiano non privo di errori, fa seguito il collegamento ad una pagina dove sarebbe possibile ascoltare il famigerato battibecco. In realtà il link porta a un indirizzo web dal quale si scaricano automaticamente alcuni cavalli di Troia;
21 luglio 2006: Sophos, azienda leader nel settore della protezione informatica, segnala che circola sul web un messaggio di posta elettronica che annuncia la morte del presidente russo Vladimir Putin e invita a cliccare un link per avere maggiori dettagli sulla notizia. L’e-mail contiene uno script (sorta di piccolo programma) che scarica il cavallo di Troia Dloadr-ZP da un sito russo;
18 agosto 2006: il Corriere della Sera informa che circola un messaggio di posta elettronica che annuncia che Silvio Berlusconi è stato ucciso il 22 gennaio da un soldato israeliano. Allegato alla mail, che risulta essere stata inviata da bbc.italy2006@bbc.com, e che ha per oggetto “Berlusconi tragedia”, c’è un file compresso che contiene un’immagine del morto. Un clic sull’immagine e il gioco è fatto: scatta il programmino e scarica il solito, immancabile cavallo di Troia.
Il caso più eclatante, però, risale all’inizio del 2006: il virus Kamasutra, propagato con sistemi analoghi a quelli appena descritti, che facevano leva su una curiosità, per così dire, a “luci rosse”, ha infettato alcune migliaia di computer del Comune di Milano.

Spero che gli esempi siano serviti ad illustrare il meccanismo d’azione di cui si servono i novelli Vandali elettronici: alcuni di questi attacchi sono concepiti e costruiti così bene che è un peccato che chi li ha ideati usi la sua intelligenza per scopi illeciti. A volte ho corso il rischio di cascarci anch’io e solo l’esperienza mi ha salvato. Curiosità del destinatario, quindi, e presunta autorevolezza del mittente, come nel caso del messaggio sull’attentato a Silvio Berlusconi, sono due molle potentissime, anche se non le sole, sulle quali fanno conto gli ingegneri sociali per perseguire i loro scopi.

Alla luce di quanto scritto finora, è comprensibile che, tra chi si occupa di professionalmente di informatica, sia diffusa l’opinione che il principale fattore di rischio per la sicurezza di un computer si trovi tra lo schienale della poltrona e il monitor. Sono, infatti, nostri comportamenti poco accorti che causano la maggior parte dei danni ai sistemi informatici: quante volte abbiamo involontariamente perduto dei dati o formattato quel dischetto che conteneva l’unica copia di un’importante relazione o, infine, per tornare al nostro attuale argomento, aperto sconsideratamente una mail che ci ha impestato con un virus? Chi è senza peccato scagli la prima pietra.
È possibile evitare questi disastri? Certamente sì: per ridurre quasi a zero gli attacchi dei nuovi barbari del computer e delle loro armi, o limitarne gli effetti nocivi, basta seguire una serie di semplici regole che, sentendomi per un attimo Mosè, ho raccolto in un decalogo. Vediamole:

  1. usiamo gli antivirus: proteggono il nostro computer e rimuovono le eventuali infezioni; non dimentichiamoci di attivare il controllo sulla posta in entrata e in uscita e di programmarli perché eseguano periodici controlli sull’intero sistema;
  2. usiamo i firewall, cioè quei sistemi hardware o software che bloccano gli accessi non autorizzati al nostro computer. Un utile accorgimento potrebbe essere quello di configurarli in modo che ci segnalino ogni spedizione di posta elettronica: invii non autorizzati potrebbero indicare che siamo stati infettati da un worm;
  3. non dimentichiamoci di usare anche i programmi che identificano e cancellano gli altri software malevoli, come spyware, adware e dialer;
  4. tutte le nostre protezioni potrebbero essere facilmente superate se trascurassimo di mantenere costantemente aggiornati gli antivirus, i firewall e gli antispyware. Se usiamo Windows, dobbiamo anche scaricare le patch di sicurezza rilasciate mensilmente da Microsoft;
  5. non eseguiamo programmi sconosciuti ricevuti tramite la posta elettronica, e non installiamo software superflui o di origine ignota (soprattutto se copiati). Diffidiamo di chi ci offre programmi costosi a prezzi stracciati;
  6. non apriamo allegati di posta elettronica, soprattutto se provengono da mittenti sconosciuti e non sono stati da noi esplicitamente richiesti. Se proprio siamo rosi dalla curiosità … prima di aprirli, facciamoli almeno controllare dal nostro antivirus;
  7. non facciamoci prendere dalla frenesia di cliccare sui collegamenti contenuti nei messaggi di posta elettronica: non è detto che mantengano quello che promettono. Gli inglesi dicono “curiosity killing the cat”: se non vogliamo fare la fine del felino in questione, ma quel link esercita su di noi un’attrazione irresistibile, clicchiamolo con il tasto destro del mouse e, dal menù contestuale che si apre, selezioniamo la voce “Copia indirizzo”. A questo punto apriamo il browser e incolliamo l’indirizzo nell’apposita casella: all’apertura della pagina corrispondente potremmo avere delle sorprese;
  8. disattiviamo, se presenti e attive, le finestre e le opzioni d’anteprima automatica nei programmi che ci consentono di scaricare la posta elettronica;
  9. non utilizziamo il formato HTML per i messaggi di posta elettronica e non apriamo le e-mail che ci arrivano in questo formato (una mail HTML è riconoscibile perché presenta caratteristiche di formattazione quali font a larghezza variabile, sottolineature e grassetti, sfondi, immagini, colori);
  10. ricordiamo di effettuare periodici salvataggi del sistema su supporti rimovibili al fine di evitare perdita di dati. Oltre ai nostri file è utile salvare anche le impostazioni d’uso dei programmi o i file di personalizzazione e una copia del registro di sistema.

Ah! Dimenticavo … esiste anche il comandamento 0, che recita: “ricordiamoci di usare sempre una sana dose di robusto buonsenso” … spesso è più che sufficiente a evitare i guai.

Articolo pubblicato sul numero di novembre 2006 della rivista “Porto e Diporto” della AM editori Srl - Napoli



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lunedì 4 giugno 2007

domenica 3 giugno 2007

OOo ... I motivi di un successo

OOo non è, come si può pensare, una esclamazione di meraviglia ma, semplicemente, la sigla che identifica la suite di produttività personale OpenOffice.org; v'è da dire che l'esclamazione è più che giustificata se si esami­na attentamente questo prodotto che, pur se presenta ancora un po' di acne giovanile (sto pensando al modulo Base, ancora in preda a pruriti adolescenziali), è veramente cresciuto e si qualifica come un'alterna­tiva interessantissima ai similari prodotti commerciali (Microsoft Office in primis).

 Use OpenOffice.org


OOo, come la chiamiamo noi intimi, nasce dall'analoga suite StarOffice prodotta e commercializzata da Sun Microsystem: la sua storia è esemplare e interessante di un certo modo di intendere il software, il suo svilup­po e la sua diffusione (chi volesse approfondire alcuni di questi concetti può leggere “La cattedrale e il ba­zaar”, di Eric S. Raymond, facilmente reperibile all'indirizzo www.apogeonline.com/openpress/cathedral). Vediamola: nel 1999 Sun Microsystem acquista la software house tedesca StarDivision, prima sviluppatrice di StarOffice, e l'anno successivo dona il codice sorgente del software (in pratica tutta la sequenza di istru­zioni che costituiscono il programma) alla comunità degli sviluppatori, dando origine al progetto OpenOffice.org per la realizzazione di un software di office automation libero, ossia dotato di una licenza d'u­so che ne garantisce la libertà di distribuzione e di modifica, nonché la gratuità. Attenzione! Gratuità della li­cenza non significa che il programma è gratis, ma, solo, che non mi posso far corrispondere denaro per la cessione della licenza d'uso: eventuali servizi a valore aggiunto (manuali, formazione, personalizzazioni, in­stallazione) sono a discrezione di chi me li fornisce. La mossa, apparentemente fuori da ogni logica commer­ciale, dà origine ad una comunità di sviluppatori e di utenti composta da migliaia di persone che collaborano attivamente allo sviluppo del progetto secondo quelle che sono le proprie competenze (io stesso sono uno dei tester della versione italiana del prodotto e sto scrivendo questo articolo con una versione di OOo ancora in fase di prerilascio). La comunità internazionale ha dato così origine a una settantina di localizzazioni: tra le lingue di queste versioni locali mi piace ricordare anche il friulano.

Sun mantiene comunque la direzione del progetto e si riserva il coordinamento della comunità OpenOffice: che vantaggi ricava da questa forma di mecenatismo informatico? Uno, essenzialmente ... uno sviluppo più rapido ed economico del suo prodotto StarOffice (a pagamento): dalla versione 6.0, infatti StarOffice è basa­to sul codice di OpenOffice, con l'aggiunta di parti proprietarie, ossia assoggettate a una licenza non libera (il discorso sulle licenze è piuttosto complesso e non è proprio il caso di affrontarlo in questa sede: per fare un po' di chiarezza le licenze libere, riconosciute da Open Source Initiative, garantiscono l'assoluta libertà di cir­colazione e di modifica del software mentre le licenze proprietarie, come l'EULA di Microsoft, impediscono la distribuzione di copie del software e la sua modifica ... mi scuso per la semplificazione, assolutamente ne­cessaria).

OpenOffice.org è un prodotto composto da un insieme di moduli: Writer (elaboratore di testi), Calc (foglio elettronico), Draw (strumento di disegno), Impress (realizzazione di presentazioni e slide show), Base (ge­store di archivi), caratterizzati da un'interfaccia coerente e, ad avviso di chi scrive, più ergonomica di quella dei corrispondenti software di Microsoft Office, i quali, forse perché sviluppati in momenti o da team diversi, non hanno la stessa uniformità d'uso. In OOo l'interoperabilità tra i diversi moduli è completa e assoluta: da Writer posso aprire e modificare una cartella di Calc, e viceversa, da Impress posso creare un nuovo docu­mento di testo. In Office non è così: Word, Excel, Access e PowerPoint mantengono la loro indipendenza e mostrano, nel loro utilizzo, alcune diversità che possono disorientare l'utente; ne cito una ad esempio: se in Word voglio stampare le pagine 1 e 3 di un documento nella finestra di stampa dovrò scrivere 1,3 (uno virgola tre) ... se in PowerPoint voglio stampare la prima e la terza diapositiva di una presentazione nella stessa finestra di stampa dovrò inserire 1;3 (uno punto e virgola tre).

Quali sono i punti di forza di OpenOffice? Vediamoli, usando come base la lista di Wikipedia ed aggiungendo qualche commento:

  • i file prodotti da OOo hanno dimensioni molto minori rispetto quelli dei concorrenti; di solito tali di­mensioni si assestano su circa un decimo rispetto alla concorrenza ... non ci credete? Scrivete il vo­stro nome con il blocco note, salvate il file e, cliccandolo con il tasto destro del mouse, visualizzatene le proprietà e, in particolare, il numero di byte. Aprite Word, scrivete il vostro nome, salvate il file e, ri­petendo le operazioni già descritte, guardate quanto è grande ... almeno una ventina di kiloByte, giu­sto? Come mai? Perché nel file di Word sono contenute un gran numero di informazioni aggiuntive, relative al formato, alla dimensione della pagina, al tipo di carattere usato eccetera, che lo appesanti­scono. Lo stesso file, scritto con OOo, è quattro volte più piccolo. Più grande è il documento maggio­re è il risparmio;

  • i formati di OpenOffice sono aperti, come dire che avete il pieno possesso non solo del software ma anche dei vostri dati. In Microsoft non è così: quello che scrivete è vostro, il formato nel quale lo scri­vete è di Microsoft: se domani decide di cambiarne le specifiche correte il rischio di trovarvi con file inutilizzabili;

  • è possibile leggere/scrivere i file salvati in altri formati: in Office i formati di OpenOffice sono misco­nosciuti;

  • è possibile copiare OOo e passarlo ad altri ... se fate la stessa cosa con Microsoft Office commettete un illecito amministrativo oppure, se lo fate a scopo di lucro, un reato;

  • è possibile visionare il codice e modificarlo a proprio piacimento: è la fortuna del modello di sviluppo open source. Malfunzionamenti, nuove funzionalità, aggiornamenti possono essere corretti o inseriti in tempi senz'altro inferiori a quelli richiesti dai software proprietari;

  • OpenOffice è software libero: è possibile scaricare, legalmente, dalla rete l'ultima versione ed instal­larla sul proprio Pc, senza dover spendere nulla se non la connessione ad Internet; è inoltre possibi­le copiare OOo e passarlo ad altri , o esaminarne il codice sorgente se lo si desidera;

  • è possibile partecipare al progetto e diventare parte integrante della comunità. Per scoprire come visitate il sito http://it.openoffice.org/index.html;

  • è possibile eseguire OOo su diversi sistemi operativi e quindi poter leggere e scrivere gli stessi file in ambienti differenti ... al contrario, non esiste una versione di Microsoft Office per Linux o Sun Solaris;

  • è possibile esportare i file in formati come PDF e Macromedia Flash ... il salvataggio in formato PDF è presente in OpenOffice da sempre, mentre Office lo ha introdotto solo di recente;

  • è possibile collegare OOo con un altro database: posso, in altre parole, collegare il modulo Base a un archivio Access o MySql oppure basato su di un foglio elettronico.

Il formato dei file di OpenOffice è un archivio Xml compresso: in pratica è una cartella Zip nella quale sono contenuti diversi file che descrivono caratteristiche e contenuto del nostro documento. Questo approccio of­fre notevoli vantaggi, permettendo a tutte le applicazioni che gestiscono il formato Xml di usare i file di OpenOffice e, eventualmente, di decomprimerli e di estrarne il solo contenuto (ad esempio le immagini inserite in un documento di testo).

Il formato adottato da OpenOffice 2.0, generalmente noto come OpenDocument (ODF), è uno standard defi­nito dal consorzio Oasis e, di recente, è stato riconosciuto come standard ISO/IEC 26300.

Per questi motivi OOo sta diffondendosi sempre più largamente sia presso i privati sia presso le pubbliche amministrazioni, come ad esempio i governi israeliano, malese, di Singapore, colombiano, brasiliano, vene­zuelano, indiano, cinese e altri ancora. Nell'ambito delle amministrazioni locali vogliamo ricordare città come Monaco di Baviera e Vienna o, in Italia, il comune di Grosseto, le province di Genova e Pisa e altri comuni minori.



Articolo pubblicato sul numero di dicembre della web-zine @ scuola con il computer

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