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domenica 17 giugno 2007

L'arte della phesca

No, non è un errore di battitura ... lo strafalcione nel titolo non è casuale ma è ispirato da un particolare tipo di truffa informatica che, in lingua inglese, è chiamata “phishing”, con evidente assonanza con il participio presente del verbo to fish, in italiano pescare. La parola probabilmente deriva da phreaking, che è l'insieme di attività che permettono di usare il telefono senza pagare la chiamata, e allude all'uso di Internet (e quindi di una rete largamente basata su quella telefonica) per “pescare” password, numeri di carta di credito, codici di accesso e altre informazioni personali.
In cosa consiste questo tipo di truffa? Innanzitutto occorre dire che è basata sui principi dell'ingegneria sociale, e quindi il meccanismo d'azione parte da uno stimolo che tocca alcune molle sensibili della nostra psiche. Lo scopo di questa truffa è quello di “invitare” le vittime a fornire al truffatore informazioni personali e riservate, che possono essere usate per sottrarre denaro dal conto corrente bancario oppure per utilizzare fraudolentemente le carte di credito. Si tratta di un vero e proprio “furto di identità”, che può avere conseguenze anche gravi.

Come anticipato poche righe sopra, lenza e ami necessari per questo tipo di “pesca” sono forniti da Internet, perché la procedura d'attacco tipo fa uso di messaggi di posta elettronica e di siti web trappola.
Mi sembra già di sentire, nel sottofondo, un brusio di commenti: «Lo dicevo che usare la carta di credito su Internet è rischioso», «Ma chi può essere così fesso da dare i propri dati al primo venuto» e simili ... ebbene, vi invito a una riflessione ... quante volte, al ristorante, avete dato la carta di credito al cameriere perché provvedesse al saldo del conto? E questa non è una procedura rischiosa? Per qualche minuto perdete ogni tipo di contatto con la vostra carta di credito e, in quel lasso di tempo, può succedere di tutto. Siete poi disposti a fidarvi ciecamente sia del cameriere che del cassiere? Non mi sembra di udire risposte. Anche l'uso di Bancomat e Pos non è detto che sia sempre così sicuro e che dire delle banche? A volte si fanno clonare decine di tessere magnetiche e i malcapitati utenti si trovano addebitati in conto corrente quattrini mai spesi.
Almeno, se usate la carta di credito su Internet, questa resta sempre saldamente nelle vostre mani; certo, nell'uso della moneta elettronica in rete occorre adottare delle precauzioni, ma, sapendo come fare, e, soprattutto, usando una robusta dose di sano buonsenso, i rischi sono piuttosto limitati. Chiudiamo questa divagazione, che approfondiremo un'altra volta, e torniamo alla nostra truffa.
Come detto, Il meccanismo di attacco è abbastanza standardizzato e si sviluppa secondo alcune fasi:
1.la vittima riceve un messaggio di posta elettronica, che simula, in modo più o meno perfetto, la grafica di un'entità ben conosciuta (banca, compagnia di carte di credito, Posta, Internet Server Provider, negozi o aste on line);

(clic sull'immagine per ingrandirla)
2.il messaggio parla, di solito, di problemi verificatisi a carico del destinatario (addebito di cifre fuori misura, tentativi di accesso non autorizzato, usi illegali) o del mittente (necessità di aggiornare il database aziendale, falle di sicurezza scoperte nella struttura);
3.per risolvere i problemi, oppure per rinnovare l'iscrizione o per verificare i dati presenti nel database, l'e-mail indica l'indirizzo di un sito nel quale la vittima dovrà andare a inserire i dati richiesti. A volte la richiesta è molto perentoria ed è accompagnata da velate minacce di ritorsioni legali;
4.naturalmente all'indirizzo indicato non c'è il sito ufficiale dell'istituzione indicata come mittente, ma una sua copia, più o meno simile, posta su un server controllato dai truffatori. Altrettanto naturalmente i dati richiesti per accedere a questo sito, tra i quali, spesso, figurano il numero di carta di credito, la scadenza e il codice CVC2 (tre cifre che si trovano sul retro della carta), oppure password o, ancora, altri dati riservati di questo tipo, vanno a finire negli archivi del “pescatore”;
5.parte la stoccata: il truffatore utilizzerà i dati così ottenuti per effettuare acquisti, per movimentare somme di denaro o, infine, come testa di ponte per attaccare altre vittime.
Bella la mail di e-bay usata come esempio, vero? eppure a un occhio attento alcuni particolari non sfuggono e dicono che c'è qualcosa che non va: l'indirizzo, ad esempio ... se la mail è per noi, perché il destinatario risulta essere una lista di distribuzione?

E poi, cosa sono quegli strani punti interrogativi al posto delle lettere accentate? sono un'errata codifica del carattere usato ... vediamolo:

Per quale motivo EBay International AG, apparentemente un'azienda tedesca, dovrebbe usare come codifica dei caratteri Cirillico (Windows-1251) e non Unicode (UTF-8) o una codifica Occidentale? Forse perché l'ignoto mittente è in un paese dove non si usa l'alfabeto latino?
Vediamo adesso un esempio concreto: con frequenza giornaliera ricevo numerose e-mail, spesso dal contenuto piuttosto sgrammaticato, nelle quali un istituto bancario o Poste Italiane mi comunicano che le mie carte di credito e i miei bancomat sarebbero stati bloccati fino a che non avessi provveduto ad aggiornare i miei dati sul server.
Per agevolarmi nell'adempiere alla richiesta, sul messaggio di posta elettronica è presente un collegamento al sedicente sito della banca (o delle Poste) dove dovrei inserire i miei dati per convalidarli.
Amante del rischio e dell'avventura in più occasioni ho cliccato sul collegamento indicato: vi racconto l'esito di una di queste esplorazioni. Allora, dopo un clic, incurante dei messaggi di avviso (sempre più disperati) dei miei sistemi di protezione, mi sono ritrovato sul sito del truffatore ... che dire ... la mail era piuttosto scadente, sia da un punto di vista grafico che del contenuto, pieno di errori ed evidenti sgrammaticature, ma il sito trappola era di ben altro livello. Grafica ben curata, loghi e aspetto generale quasi perfetti ... a prima vista poteva veramente sembrare una pagina di acquisizione dati dell'istituto bancario ... ma il “pescatore” aveva fatto i conti senza l'oste. Grazie ad un programmino installato nel mio programma per navigare in Internet, infatti, sono riuscito a vedere che la pagina nella quale mi trovavo aveva un risk rating molto alto (10/10) e che il sito di uno dei più popolari istituti bancari italiani era, apparentemente, ospitato da un server iraniano (in altri casi russo).

(clic sull'immagine per ingrandirla)
Mi sembra inutile specificare che la banca era una vittima della truffa tanto quanto me, e che ne era completamente estranea ...
Andiamo avanti: sempre animato da sete di conoscenza, ho inserito dei dati, ovviamente fasulli, per vedere cosa sarebbe successo: terminato l'inserimento, ho cliccato sul tasto “Prosegui” e mi sono ritrovato sulla home page, questa volta autentica, della banca. Il sito trappola, una volta eseguito il suo lavoro, mi reindirizzava su quello ufficiale.
In questo caso è stato abbastanza facile scoprire la truffa: la mail sgrammaticata, alcuni piccoli indizi nel sito trappola, l'uso di uno strumento di segnalazione come la barra di Netcraft, un poco di esperienza ... ma in altri casi? C'è da segnalare che il phishing sta diventando sempre più evoluto, i messaggi sgrammaticati sono quasi un ricordo e la qualità grafica dei siti e delle mail trappola è veramente molto alta.
Un esempio di phishing molto ben congegnato, è dettagliatamente descritto nel sito di Paolo Attivissimo (Attenti alle false comunicazioni di Poste.it, sono un phishing evoluto): in questo caso si tratta di una e-mail apparentemente proveniente da Poste Italiane.
Il linguaggio è corretto, burocratico, con riferimenti a norme di legge e non c'è nessun collegamento a siti trappola: infatti si chiede di rispondere con un messaggio di posta elettronica contenente i dati di accesso ai servizi di Posteonline. L'intero messaggio è un piccolo capolavoro di ingegneria sociale, studiato fin nei minimi dettagli per costringere l'utente ad abbassare la guardia.
Poste Italiane è uno dei bersagli preferiti dei truffatori: è del dicembre 2006 una mail nella quale si invitano gli utenti a usufruire dei nuovi servizi on line, previa registrazione dei dati della carta postepay in un sito trappola, questa volta situato in Russia.
Esempi come questi se ne possono fare a decine e credo che tutti noi abbiamo ricevuto almeno una e-mail contenente un tentativo di truffa di questo tipo: in certi casi l'abbiamo accolta con una scrollata di spalle, perché proveniva apparentemente da un'istituzione con la quale non abbiamo nessun tipo di rapporto, altre volte, invece, sembrava inviata dalla nostra banca o dal nostro fornitore di servizi Internet. Sono attacchi indiscriminati, mandati a milioni di indirizzi di posta elettronica, e quindi non dobbiamo stare ad arrovellarci sui modi con i quali i truffatori sono venuti a conoscenza che siamo clienti della Banca X, o che abbiamo partecipato a un'asta on line o acquistato beni sul sito di commercio elettronico Y.
Come ci possiamo difendere da queste truffe? Anche in questo caso occorre usare il buon senso: nessuna istituzione seria userebbe mai un sistema così rischioso di farsi inviare dei dati riservati; quindi, a priori, non fidiamoci MAI di messaggi di questo tipo e, a maggior ragione, non clicchiamo MAI sui link presenti in queste e-mail. Ricordiamo che tutte le transazioni più delicate, nelle quali è necessario usare dati riservati, sono eseguite su siti protetti, identificati da un lucchetto posto sulla barra di stato. Nell'indirizzo di questi siti appare, di solito, il protocollo https anziché il più comune http: ad esempio https://bancopostaonline.poste.it/bpol/bancoposta/formslogin.asp è l'indirizzo della vera pagina di accesso ai servizi di BancoPostaonline.
Un altro utile accorgimento è quello di installare sul nostro browser la barra di Netcraft, scaricabile gratuitamente all'indirizzo http://toolbar.netcraft.com/ nelle versioni per Internet Explorer e Mozilla Firefox: questa piccola estensione ci racconta vita, morte e miracoli del sito nel quale ci troviamo e, soprattutto, ci mostra se è più o meno sicuro, anche se, in questo caso, è possibile avere dei falsi positivi, ossia segnalazioni di livelli di rischio elevati semplicemente perché il sito non ha una “storia”.

Adattamento di un articolo pubblicato sul numero di gennaio 2007 della rivista “Porto e Diporto” della AM editori Srl - Napoli

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giovedì 7 giugno 2007

101 modi infallibili per far colpo sulle ragazze

… ossia “Non è tutto oro quello che luccica”

Se, dopo aver letto il titolo di questo post, vi siete precipitati immediatamente a leggerlo … ebbene, mi spiace dirlo, ma siete a rischio di beccarvi un bel virus ogni volta che ricevete un messaggio di posta elettronica …
Come avrete capito, non sono Giangiacomo Casanova, improbabile erede del noto scrittore e seduttore veneziano del XVIII secolo, bensì il vostro ineffabile MaGo, e vi confesso che ho eseguito, sulla vostra pelle di ignari lettori, un semplice esperimento di ingegneria sociale.
In ambito informatico con queste due parole si intende “… lo studio del comportamento individuale di una persona al fine di carpire informazioni …” (definizione tratta da Wikipedia). Un ingegnere sociale, quindi, è colui che adotta tecniche di dissimulazione, che fanno leva sulla psicologia delle vittime, al fine di sottrarre loro informazioni, come avviene nel caso delle truffe informatiche (delle quali parleremo in altra occasione), o, come negli esempi che illustrerò tra poco, per spingerle a compiere azioni (aprire un messaggio di posta elettronica, cliccare su un collegamento in un’e-mail o in una pagina web e simili) che possono provocare infezioni virali e attacchi di cavalli di Troia.
Volete alcuni esempi di come funziona l’ingegneria sociale?

Eccoli, scelti tra i più recenti:
18 luglio 2006: il blog dello scrittore Paolo Attivissimo segnala un’e-mail che invita ad ascoltare l’insulto che Materazzi ha rivolto a Zidane, provocandone la reazione durante la finale dell’ultima Coppa del Mondo di calcio. Alla notizia, scritta per la verità in un italiano non privo di errori, fa seguito il collegamento ad una pagina dove sarebbe possibile ascoltare il famigerato battibecco. In realtà il link porta a un indirizzo web dal quale si scaricano automaticamente alcuni cavalli di Troia;
21 luglio 2006: Sophos, azienda leader nel settore della protezione informatica, segnala che circola sul web un messaggio di posta elettronica che annuncia la morte del presidente russo Vladimir Putin e invita a cliccare un link per avere maggiori dettagli sulla notizia. L’e-mail contiene uno script (sorta di piccolo programma) che scarica il cavallo di Troia Dloadr-ZP da un sito russo;
18 agosto 2006: il Corriere della Sera informa che circola un messaggio di posta elettronica che annuncia che Silvio Berlusconi è stato ucciso il 22 gennaio da un soldato israeliano. Allegato alla mail, che risulta essere stata inviata da bbc.italy2006@bbc.com, e che ha per oggetto “Berlusconi tragedia”, c’è un file compresso che contiene un’immagine del morto. Un clic sull’immagine e il gioco è fatto: scatta il programmino e scarica il solito, immancabile cavallo di Troia.
Il caso più eclatante, però, risale all’inizio del 2006: il virus Kamasutra, propagato con sistemi analoghi a quelli appena descritti, che facevano leva su una curiosità, per così dire, a “luci rosse”, ha infettato alcune migliaia di computer del Comune di Milano.

Spero che gli esempi siano serviti ad illustrare il meccanismo d’azione di cui si servono i novelli Vandali elettronici: alcuni di questi attacchi sono concepiti e costruiti così bene che è un peccato che chi li ha ideati usi la sua intelligenza per scopi illeciti. A volte ho corso il rischio di cascarci anch’io e solo l’esperienza mi ha salvato. Curiosità del destinatario, quindi, e presunta autorevolezza del mittente, come nel caso del messaggio sull’attentato a Silvio Berlusconi, sono due molle potentissime, anche se non le sole, sulle quali fanno conto gli ingegneri sociali per perseguire i loro scopi.

Alla luce di quanto scritto finora, è comprensibile che, tra chi si occupa di professionalmente di informatica, sia diffusa l’opinione che il principale fattore di rischio per la sicurezza di un computer si trovi tra lo schienale della poltrona e il monitor. Sono, infatti, nostri comportamenti poco accorti che causano la maggior parte dei danni ai sistemi informatici: quante volte abbiamo involontariamente perduto dei dati o formattato quel dischetto che conteneva l’unica copia di un’importante relazione o, infine, per tornare al nostro attuale argomento, aperto sconsideratamente una mail che ci ha impestato con un virus? Chi è senza peccato scagli la prima pietra.
È possibile evitare questi disastri? Certamente sì: per ridurre quasi a zero gli attacchi dei nuovi barbari del computer e delle loro armi, o limitarne gli effetti nocivi, basta seguire una serie di semplici regole che, sentendomi per un attimo Mosè, ho raccolto in un decalogo. Vediamole:

  1. usiamo gli antivirus: proteggono il nostro computer e rimuovono le eventuali infezioni; non dimentichiamoci di attivare il controllo sulla posta in entrata e in uscita e di programmarli perché eseguano periodici controlli sull’intero sistema;
  2. usiamo i firewall, cioè quei sistemi hardware o software che bloccano gli accessi non autorizzati al nostro computer. Un utile accorgimento potrebbe essere quello di configurarli in modo che ci segnalino ogni spedizione di posta elettronica: invii non autorizzati potrebbero indicare che siamo stati infettati da un worm;
  3. non dimentichiamoci di usare anche i programmi che identificano e cancellano gli altri software malevoli, come spyware, adware e dialer;
  4. tutte le nostre protezioni potrebbero essere facilmente superate se trascurassimo di mantenere costantemente aggiornati gli antivirus, i firewall e gli antispyware. Se usiamo Windows, dobbiamo anche scaricare le patch di sicurezza rilasciate mensilmente da Microsoft;
  5. non eseguiamo programmi sconosciuti ricevuti tramite la posta elettronica, e non installiamo software superflui o di origine ignota (soprattutto se copiati). Diffidiamo di chi ci offre programmi costosi a prezzi stracciati;
  6. non apriamo allegati di posta elettronica, soprattutto se provengono da mittenti sconosciuti e non sono stati da noi esplicitamente richiesti. Se proprio siamo rosi dalla curiosità … prima di aprirli, facciamoli almeno controllare dal nostro antivirus;
  7. non facciamoci prendere dalla frenesia di cliccare sui collegamenti contenuti nei messaggi di posta elettronica: non è detto che mantengano quello che promettono. Gli inglesi dicono “curiosity killing the cat”: se non vogliamo fare la fine del felino in questione, ma quel link esercita su di noi un’attrazione irresistibile, clicchiamolo con il tasto destro del mouse e, dal menù contestuale che si apre, selezioniamo la voce “Copia indirizzo”. A questo punto apriamo il browser e incolliamo l’indirizzo nell’apposita casella: all’apertura della pagina corrispondente potremmo avere delle sorprese;
  8. disattiviamo, se presenti e attive, le finestre e le opzioni d’anteprima automatica nei programmi che ci consentono di scaricare la posta elettronica;
  9. non utilizziamo il formato HTML per i messaggi di posta elettronica e non apriamo le e-mail che ci arrivano in questo formato (una mail HTML è riconoscibile perché presenta caratteristiche di formattazione quali font a larghezza variabile, sottolineature e grassetti, sfondi, immagini, colori);
  10. ricordiamo di effettuare periodici salvataggi del sistema su supporti rimovibili al fine di evitare perdita di dati. Oltre ai nostri file è utile salvare anche le impostazioni d’uso dei programmi o i file di personalizzazione e una copia del registro di sistema.

Ah! Dimenticavo … esiste anche il comandamento 0, che recita: “ricordiamoci di usare sempre una sana dose di robusto buonsenso” … spesso è più che sufficiente a evitare i guai.

Articolo pubblicato sul numero di novembre 2006 della rivista “Porto e Diporto” della AM editori Srl - Napoli



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