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sabato 4 ottobre 2008

Business e Open Source: si può!

Alcuni giorni fa mi sono imbattuto in un post che ha suscitato in me un profondo interesse. L'incontro con Larry Augustin e il suo weblog è stato casuale, quasi un caso di serendipità. Non stavo cercando nulla di particolare, ma solo leggendo parte della mia dose quotidiana di feed RSS quando, in mezzo a notizie di vario argomento, un titolo mi ha colpito: "Commercial Open Source in Europe Versus the US", che ho tradotto liberamente con "Business e Open Source: differenze tra Stati Uniti ed Europa". Il post in questione è stato pubblicato sul Larry Augustin's weblog il 23 settembre.
L'argomento ha immediatamente destato il mio interesse perché solo di rado mi è capitato di leggere (e quasi mai in italiano) articoli e post che descrivessero l'aspetto commerciale del software libero e aperto. Non meravigli l'associazione tra il diavolo (lo sfruttamento commerciale) e l'acqua santa (il software libero e aperto): in Italia, ma anche in buona parte del mondo, si è diffusa l'inesatta idea che il Free Software e l'Open Source, per il fatto di essere liberamente distribuibili, siano gratuiti. Non è questa la sede nella quale discutere delle differenze tra software libero e aperto, per le quali vi rimando a un altro mio post (Open Source o Free Software), ma una disamina del problema della gratuità del software mi sembra d'obbligo.

In un suo saggio, dal titolo Perché "Software Libero" è meglio di "Open Source", Richard Stallman scrive alcune frasi illuminanti, soprattutto sui rapporti che intercorrono tra i due movimenti:

«… La differenza fondamentale tra i due movimenti sta nei loro valori, nel loro modo di guardare il mondo. Per il movimento Open Source, il fatto che il software debba essere Open Source o meno è un problema pratico, non un problema etico.

Siamo in disaccordo sui principi di base, ma siamo più o meno d'accordo sugli aspetti pratici. Perciò possiamo lavorare ed in effetti lavoriamo assieme su molti progetti specifici. Non vediamo il movimento Open Source come un nemico. Il nemico è il software proprietario.

La definizione ufficiale di "software open source," come pubblicata dalla Open Source Initiative, si avvicina molto alla nostra definizione di software libero; tuttavia, per certi aspetti è un po' più ampia, ed essi hanno accettato alcune licenze che noi consideriamo inaccettabilmente restrittive per gli utenti. Tuttavia, il significato ovvio di "software open source" è "puoi guardare il codice sorgente".

Ma la spiegazione di "software libero" è semplice: chi ha capito il concetto di "libertà di parola, non birra gratis" non sbaglierà più. ...».

In questo quadro si vede come, al di là dell'etica, i due movimenti siano apparentati; dall'analisi delle quattro libertà del software libero e dei dieci punti della Open Source Definition (per i quali vi rimando al mio già citato post), poi, si evince che i due movimenti condividono almeno due concetti: il software deve essere liberamente distribuibile e il codice sorgente deve essere pubblico in modo che ognuno possa consultarlo e modificarlo. E qui ci possiamo porre una domanda imbarazzante: il software è libero, i sorgenti sono a disposizione di tutti, e quindi chi ci lavora, chi lo crea, chi lo migliora perché lo fa, se non ne può ricavare un utile? Forse lo fa per la gloria? O forse perché è un benefattore dell'umanità ed è ricco di suo?
Logica conseguenza di queste considerazioni è che un modello di sviluppo basato sull'assoluta gratuità del software non può fare molta strada: chi scrive codice "tiene famiglia", come tutti, e, come tutti, ha bisogno di mangiare, quindi deve essere possibile realizzare un modello economico che contemperi la libertà di diffusione del software e i fabbisogni "alimentari" degli sviluppatori.
Il segreto sta tutto nell'ultima frase citata poco sopra che, in lingua originale, suona "free speech, not free beer", una sorta di scioglilingua basato sui due diversi significati che, nella lingua inglese, assume la parola "free": "libero" e "gratis", Indubbiamente la traduzione italiana è molto meno efficace della frase originale, ma credo ci siano pochi dubbi sul suo significato, dubbi che possono essere fugati andando a leggere la definizione di Free Software data dallo stesso Stallman nelle pagine delGnu Operating System:
«...Free software is a matter of liberty, not price. To understand the concept, you should think of "free" as in "free" speech, not as in "free" beer...».
La traduzione ufficiale italiana recita «Il Software libero è una questione di libertà, non di prezzo. Per capire il concetto, bisognerebbe pensare alla "libertà di parola" e non alla "birra gratis"», ed è nuovamente evidente che, nella nostra lingua, la confusione tra le parole "libero" e "gratis" non esiste.
Nello stesso documento, poi, appare un'altra affermazione, a maggior chiarezza di tutto il concetto:
«... Software libero non vuol dire non-commerciale. Un programma libero deve essere disponibile per uso commerciale, sviluppo commerciale e distribuzione commerciale. Lo sviluppo commerciale di software libero non è più inusuale: questo software commerciale libero è molto importante...».

Come si può sfruttare commercialmente un software la licenza d'uso del quale, per definizione, non può essere venduta? Semplicemente proponendo e vendendo servizi a valore aggiunto; un esempio? Canonical ha distribuito, nei negozi della catena Best buy, confezioni contenenti il CD di Ubuntu 8.04, una guida e la possibilità di attivare un servizio di supporto della durata di sessanta giorni, il tutto al prezzo di 19,99 dollari.
Altri servizi a valore aggiunto possono essere la consulenza, la formazione, la manualistica, l'installazione e la messa a punto del software, le personalizzazioni per usi o scopi particolari e simili. È ovvio che se non ho bisogno di assistenza per l'installazione, so usare il software, non ho voglia di leggermi i manuali, non necessito di personalizzazioni e mi scarico i Cd di installazione dal web non devo pagare nessuno, a meno che non decida di fare una donazione.
Questo è il modello di business collegato al free software, ed è sulla diversa percezione di questo modello che si ha sulle due rive dell'Atlantico che Larry Augustin ha scritto il suo post.
A questo punto ritengo sia indispensabile spendere due parole di presentazione su Larry Augustin, nome, forse, sconosciuto ai più. Per farvelo meglio conoscere ne traccio una breve biografia: negli anni Ottanta è consulente, sviluppatore e amministratore di sistemi Unix e, in queste vesti, lavora anche per AT&T Bell. Nei primi anni Novanta si dedica allo sviluppo di Bison++, generatore di analizzatori sintattici compatibile con il linguaggio C++, consegue un dottorato di ricerca alla Stanfordf University e, assieme a James Vera, fonda VA Linux, azienda che ha lo scopo di sfruttare il valore commerciale del software libero. Nel 1999 l'azienda cambia nome e diviene Sourceforge,net, il massimo deposito mondiale di progetti software liberi e aperti (nella primavera del 2007 ospitava oltre 140.000 progetti), Lasciata la sua creatura, Larry Augustin, cui non difetta il talento imprenditoriale, si dedica al venture capitalism e investe in aziende produttrici di software: oggi siede nel consiglio di amministrazione di Fonality, Hyperic, Medsphere, Pentaho, SugarCRM e XenSource. In aggiunta a tutto ciò, non si può dimenticare che il nostro è stato, nel 1998, uno dei fondatori della Open Source Initiative, assieme a Perens, Raymond, O'Reilly e altri.
Visti i suoi trascorsi e le sue esperienze, credo di poter affermare serenamente che quando Larry Augustin parla (o scrive, come in questo caso) di software Open Source, beh, occorre seguirlo con attenzione, ed è proprio quello che faremo nei prossimi giorni.

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domenica 24 febbraio 2008

Microsoft sposa l'interoperabilità


Il 21 febbraio Microsoft, nelle persone di Brad Smith (vice presidente), Steve Ballmer (CEO) e Ray Ozzie (capo degli sviluppatori), in una conferenza stampa ha rilasciato importanti dichiarazioni circa il suo futuro impegno per assicurare l'interoperabilità tra i diversi applicativi e i diversi formati. Questa apertura, come dichiarato da Brad Smith, è stata voluta per aderire alle decisioni della Corte Europea di Primo Grado del settembre scorso.
Il testo dell'annuncio, in italiano, è reperibile all'indirizzo http://www.microsoft.com/italy/stampa/comunicati_stampa/feb08/2102_interop.mspx
In risposta a questo annuncio il PLIO (Progetto Linguistico Italiano OpenOffice.org) ha diffuso una lettera aperta, che riporto di seguito:


“Benvenuta, Microsoft.
Oggi, sulla scorta del vostro annuncio, siamo pronti a collaborare con voi per la promozione dei formati aperti, per sostenervi in quello che per voi è sicuramente un percorso nuovo nell'area delle suite per ufficio. Siamo pronti a collaborare, ma saremo anche dei critici severi e inflessibili di fronte a ogni incertezza e a ogni sbandata. L'interoperabilità non ammette trucchi e mezze misure: è una scelta di parte, quella degli utenti.
Noi siamo più possibilisti della Commissione Europea, che ha sottolineato come questo sia il quarto annuncio Microsoft sull'argomento dell'interoperabilità, senza ricadute - fino a oggi - sulla strategia dell'azienda. Riteniamo opportuno sperare che questa volta, per diversi motivi - tra i quali la nostra opposizione costruttiva a una prematura approvazione del formato dei file di Office 2007, che continuerà se non verranno apportate tutte le necessarie modifiche - ci siano più probabilità che in passato perché le parole diventino fatti.
Allo stesso tempo, invitiamo le aziende che, insieme a noi, sostengono il formato ODF - e quelle che fanno parte della comunità OpenOffice.org: Sun, IBM, Novell e Red Flag - a lavorare per una piena interoperabilità, adesso che gli impedimenti tecnici e legali stanno per cadere, per consentire agli utenti di Microsoft Office di parlare in modo trasparente con quelli di OpenOffice.org, e viceversa. Chiediamo che l'industria del software, che non ha sede a Redmond, si impegni insieme a noi per far diventare ODF uno standard più diffuso.
Se questo succederà avranno vinto gli utenti, e insieme a loro il mercato”.


Come leggere questo annuncio di Microsoft? Laooconte, di fronte al cavallo di Troia, per opporsi al suo ingresso in città, pronunciò la famosa frase “timeo Danaos et dona ferentes” (temo i Greci anche quando portano doni), e la storia sappiamo tutti com'è andata a finire.
Anche l'apertura di credito del Plio mi sembra non illimitata, e la Commissione Europea si fida piuttosto poco, sottolineando che altri analoghi annunci, in passato, sono stati disattesi alla prova dei fatti.
L'annuncio. poi, capita a pochi giorni dalla sessione dell'ECMA di Ginevra nella quale si discuterà se accettare o meno il formato OOXML di Microsoft come standard documentale, al pari di ODF, del consorzio OASIS, quindi, a mio parere, è uscito con una tempistica quasi perfetta.
Forse Microsoft si è resa veramente conto che il futuro è nei formati aperti e nell'interoperabilità verso tutti, forse è una mossa strumentale per ottenere il sospirato standard ISO per un formato che ha oltre 6000 pagine di specifiche (quasi dieci volte di più del concorrente ODF, che ha ottenuto il riconoscimento come standard ISO 26300 quasi due anni fa), forse è una mossa per condizionare le comunità e le aziende che promuovono e sostengono il software libero e i formati aperti. Credo che solo il tempo potrà sciogliere questi dubbi.


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mercoledì 21 novembre 2007

PLIO - Newsletter ottobre

 Use OpenOffice.org

Di seguito trovate un breve resoconto delle principali attivita' che
l'Associazione PLIO, Progetto Linguistico Italiano OpenOffice.org, ha
svolto nel mese di ottobre. Altre informazioni su http://www.plio.it

Terza Conferenza Italiana OpenOffice.org
----------------------------------------
Il 25 ottobre si e' tenuta a Firenze la terza Conferenza Italiana
OpenOffice.org, la prima organizzata direttamente dall'Associazione PLIO.
La conferenza e' stata divisa in due parti: nella prima sono state
presentate una serie di relazioni sullo stato del progetto, nella seconda
sono stati presentati casi di successo di adozione di OpenOffice.org.
L'Associazione PLIO ha anche distribuito gratuitamente CD-ROM contenenti
OpenOffice.org in italiano e numerosi extra rilasciati sotto licenza
libera.
http://www.plio.it/comunicati/avvenimenti9.html

Guida introduttiva ad OpenOffice.org in italiano
------------------------------------------------
Il gruppo Localizzazione ha reso disponibile per il download la versione
completa della Guida introduttiva ad OpenOffice.org in italiano, che
descrive tutti i moduli della suite. La guida e' disponibile come file
OpenDocument e come file PDF.
http://oooauthors.org/it/userguide2/GuidaIntroduttiva/

Partecipazione a Linux Day 2007
-------------------------------
In occasione dell'annuale Linux Day, che si e' tenuto in oltre 100
citta' italiane il 27 ottobre, numerosi membri del PLIO hanno
partecipato con una presentazione su OpenOffice.org e sui formati
liberi.
http://www.linuxday.it/

Localizzazione di OOo 2.4
-------------------------
I volontari del gruppo Localizzazione hanno completato il primo blocco di
traduzioni (interfaccia utente e Guida in Linea) previsto per
OpenOffice.org 2.4, atteso per marzo 2008.
http://wiki.services.openoffice.org/wiki/Translation_for_2.4

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PLIO - Progetto Linguistico Italiano OpenOffice.org

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domenica 14 ottobre 2007

PLIO - Newsletter Settembre

 Use OpenOffice.org

Di seguito trovate un breve resoconto delle principali attivita' che
l'Associazione PLIO, Progetto Linguistico Italiano OpenOffice.org, ha
svolto nel mese di settembre. Altre informazioni su http://www.plio.it

OOo 2.3.0 in italiano
---------------------
Grazie ai test svolti dai volontari del gruppo QA, il PLIO ha potuto
approvare la versione italiana di OOo 2.3.0. OpenOffice.org 2.3.0
contiene le nuove traduzioni italiane curate dal gruppo Localizzazione,
un nuovo modulo per diagrammi in Calc, un nuovo Report Designer per Base
disponibile come estensione, miglioramenti di sicurezza. L'aggiornamento
e' consigliato a tutti.
http://it.openoffice.org/stampa/comunicati/avv31.html


Partecipazione a OOoCon 2007
----------------------------
Esponenti del PLIO hanno partecipato alla conferenza mondiale di
OpenOffice.org a Barcellona dal 18 al 21 settembre. Oltre a presentare
lavori su estensioni, migrazioni e gestione dei documenti, i membri del
PLIO sono intervenuti al "Community Day" in cui sono stati discussi
stato e futuri sviluppi delle attivita' di localizzazione e marketing.
http://www.italovignoli.org/?cat=4

Terza conferenza italiana di OpenOffice.org
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L'associazione PLIO e' lieta di annunciare la III Conferenza Italiana
OpenOffice.org, la prima organizzata direttamente dalla neonata
associazione. La conferenza, che si terra' a Firenze il 25 Ottobre 2007
all'interno di QuiFree presso il Festival della Creativita', e' aperta a
tutti e rappresenta l'occasione per incontrare i volontari, gli utenti,
i professionisti, avvicinarsi al progetto, soddisfare qualche curiosità
ed avere qualche risposta. La conferenza sara' divisa in due parti: nella
prima verranno presentate una serie di relazioni sullo stato del
progetto, nella seconda verranno invece presentati casi di successo di
adozione di OpenOffice.org.
http://www.plio.it/comunicati/avvenimenti6.html

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PLIO - Progetto Linguistico Italiano OpenOffice.org

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sabato 29 settembre 2007

Notiziario irregolare sul FLOSS (Free/Libre Open Source Software) - 28 settembre 2007

Software interessanti

Untangle server è un'applicazione Open Source che permette di installare, su PC dedicato, un pacchetto di software dedicati al controllo e alla protezione della rete. Installazione da CD-ISO, configurazione con interfaccia grafica, vasta gamma di report per monitorare ogni aspetto della rete locale e della connessione a Internet. Particolarmente adatta alle piccole e medie imprese.
Notizia tratta da:
Il software del 26 settembre 2007
Sito Untangle


Smaniate per installare Ubuntu sul vostro PC con Windows XP? Nessun problema ... c'è Wubi, un software che vi permette di lanciare un installer che, a sua volta, scarica da Internet (o da una ISO, se non c'è il collegamento alla rete) la distribuzione attualmente più in voga. Pochi clic del mouse per scegliere tra le opzioni proposte et voilà, potete pure uscire a mangiarvi una pizza ... al vostro ritorno il lavoro è già fatto. L'eventuale disinstallazione si fa dal pannello di controllo di Linux con un paio di clic.
Notizia tratta da:
Zio Budda del 27 settembre 2007
Sito WUBI

VirtualDub è un programma Open Source per l'acquisizione e l'elaborazione dei filmati.
Notizia tratta da:
Software zone del 24 settembre 2007
Sito VirtualDub

Un software gestionale Open Source per piccole e medie aziende:
Mosaico



Mondo Linux

Uno dei maggiori problemi per chi usa Linux è costituito dalle modalità di aggiornamento dei driver. Dell, dopo un lavoro quinquennale, ha messo a punto, in collaborazione con le principali distribuzioni Linux, Dynamic Kernel Module Support (DKMS), procedura che permetterà l'aggiornamento automatico dei driver.
Notizia tratta da:
Vnunet del 25 settembre 2007
Zio Budda del 24 settembre 2007
Openews.it del 24 settembre 2007

Prossima uscita per la prima beta di Ubuntu Gusty Gibbon, prossima release della popolare distribuzione Linux.
Notizia da:
Zio Budda del 27 settembre 2007

Mesi fa, a primavera se non ricordo male, ci fu un insegnante russo denunciato da Microsoft per aver usato, a scuola, copie pirata di Windows. In sua difesa si mosse pure Gorbaciov, pare inutilmente. Ebbene, la lezione è stata imparata: entro il 2009 le scuole russe saranno dotate di PC con Linux.
Notizia tratta da:
Zio Budda del 24 settembre 2007

Curiosoni!!! volete vedere in anteprima le schermate delle distribuzioni Linux? Dall'immancabile Zio Budda traggo questo link: Vedere in anteprima le distribuzioni Linux
Buona visita! :o)

Chicca per sviluppatori: una mappa del kernel di Linux. La fonte? Zio Budda, chi altri?

Case History: nel Regno Unito un rivenditore on line ha risparmiato 50.000 sterline adottando server Linux. I particolari qui:
Risparmiare grazie ai server Linux

Studi e discussioni


Meglio MySQL o PostgresSQL? Zio Budda riporta, da TuxJournal, uno studio in materia.

Perché Linux ha più fortuna in ambiente server che suoi desktop? Gianfranco Limardo, su TuxJournal del 27 settembre, dà la sua
risposta a questa annosa domanda.

La GPL3 è poco amata? Parrebbe di sì, secondo uno studio di Evans Data. Gli sviluppatori che la adottano o la adotteranno sembrano essere una piccola minoranza.
Notizia tratta da:
Punto informatico del 27 settembre 2007


[frdm] Support SFLC

Sempre la GPL. Dopo aver superato indenne alcune prove nei tribunali europei, adesso la licenza della Free Software Foundation affronta un tribunale degli States. Il Software Freedom Law Center ha citato in giudizio Monsoon Multimedia, accusandola di aver violato i termini della GPL. Un tentativo di accordo stragiudiziale pare non sia stato accettato. È la prima volta che una corte statunitense è chiamata a pronunciarsi sulla GPL.
Notizia pubblicata da:
Zio Budda del 24 settembre 2007
Punto Informatico del 24 settembre 2007

Secondo Gartner, nota società di analisi statunitense, entro il 2011 l'ottanta per cento del software commerciale conterrà porzioni più o meno ampie di codice libero e/o aperto.
Notizia pubblicata da:
Zio Budda del 24 settembre 2007

Pubblica amministrazione e software libero


Il responsabile dell'osservatorio Open Source del Cnipa, al Censerdi Rovigo, sostiene che le Pubbliche Amministrazioni devono avvicinarsi all'Open Source e costituire una Community.
Notizia tratta da:
Zio Budda del 25 settembre 2007

Il professor Giorgio Ventre, dell'Università Federico II di Napoli, membro della Commissione Open Source del Cnipa, risponde ad
alcune domande di Data Manager Online.
Notizia tratta da:
Data Manager On line

Tanto tuonò che piovve. La commissione Open Source del Cnipa, prevista da un decreto del ministro Nicolais, ha dato inizio ai lavori.
Notizia tratta da:
Punto informatico del 23 settembre 2007
Vnunet del 26 settembre 2007

Varie
In Francia un tribunale ha condannato Acer a rimborsare oltre 300 euro per software non richiesto preinstallato su un portatile venduto a 599 euro. A fronte dei 30 euro offerti da Acer, il giudice ha stabilito 135 euro per Windows XP Home, 60 per Microsoft Works, 41 per PowerDVD, 39 per Norton Antivirus e 37 per NTI CD Maker.
Notizia tratta da:
Punto Informatico del 24 settembre 2007
Zio Budda del 24 settembre 2007

Un PC Everex, venduto presso la catena di grandi magazzini WallMart con OpenOffice.org preinstallato, ha ottenuto un clamoroso
successo di vendite.
Notizia tratta da:
Zio Budda del 24 settembre 2007


Mozilla ha rilasciato la versione Alpha 8 di Granparadiso, nome in codice per Firefox 3.0. Numerose le novità, tra le quali anche una miglior gestione della memoria, problema questo ben conosciuto agli utenti della Volpe di fuoco. Chi volesse collaborare al testing di Firefox 3 è il benvenuto.
Notizia tratta da:
Zio Budda del 25 settembre 2007
Qui alcuni consigli su come installare Granparadiso a fianco di Firefox per i test.

Speciale

 Use OpenOffice.org
Alla OOCon di Barcellona sono stati sollevati i veli su quello che sarà OpenOffice 3.0. Tutti i particolari su Punto Informatico del 25 settembre. Per notizie di prima mano si può (anzi si deve) leggere il blog Ital'OOo, organo del PLIO (Progetto Linguistico Italiano OpenOffice.org).

Alla prossima :o)

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venerdì 14 settembre 2007

IBM entra nella comunità OpenOffice.org

 Use OpenOffice.org

L’azienda intende sviluppare e promuovere la tecnologia OpenOffice.org

Trieste, 11 settembre 2007 – L’Associazione PLIO, Progetto Linguistico Italiano OpenOffice.org, annuncia l’ingresso di IBM tra i membri della comunità, con l’obiettivo di collaborare allo sviluppo della suite per ufficio open source più diffusa nel mondo. Inizialmente, IBM porterà in dote il codice che ha sviluppato per Lotus Notes, che include funzioni di accessibilità, per poi contribuire in modo continuativo alle funzionalità e al codice di OpenOffice.org. Oltre a collaborare con la comunità, IBM sfrutterà la tecnologia della suite per i suoi prodotti.


OpenOffice.org è la suite per ufficio più diffusa nel mondo: è stata scaricata quasi 100 milioni di volte, ed è presente all’interno delle principali distribuzioni Linux. Il software include moduli per l’elaborazione dei testi, la gestione dei fogli di calcolo, il disegno, le presentazioni e la gestione dei database, utilizza in modo nativo il formato dei documenti ODF (standard ISO/IEC 26300), e supporta i formati proprietari delle altre suite per l’ufficio, compresa Microsoft Office. La suite gira sulle principali piattaforme – Windows, Vista, Linux, Solaris e Mac OS X – ed è disponibile in oltre 100 lingue.

OpenOffice.org può essere utilizzato gratuitamente per qualsiasi attività, sia privata che commerciale, e viene fornito con licenza LGPL.
“L’ingresso di IBM è un’ottima notizia sia per i membri della comunità, che sono migliaia in ogni parte del mondo, sia per gli utenti della suite per ufficio”, afferma John McCreesh, Leader del Progetto Marketing di OpenOffice.org. “L’impegno dell’azienda nello sviluppo di OpenOffice.org e l’intenzione di distribuire le nuove tecnologie che sfruttano il codice della suite e il formato standard ODF rappresentano un’importante garanzia per il futuro ”.

L’Associazione PLIO, Progetto Linguistico Italiano OOo, raggruppa la comunità italiana dei volontari che sviluppano, supportano e promuovono la principale suite libera e open source per la produttività negli uffici: OpenOffice.org. Il software usa il formato dei file Open Document Format (standard ISO/IEC 26300), legge e scrive i più diffusi tra i formati proprietari, ed è disponibile per i principali sistemi operativi in circa 90 lingue e dialetti, tanto da poter essere usato nella propria lingua madre da più del 90% della popolazione mondiale. OpenOffice.org viene fornito con la licenza GNU LGPL (Lesser General Public Licence) e può essere utilizzato gratuitamente per qualsiasi scopo, sia privato che commerciale.

OpenOffice.org 2.2 è disponibile in italiano all'indirizzo http://it.openoffice.org e nelle altre versioni linguistiche all'indirizzo http://download.openoffice.org.

PLIO, Progetto Linguistico Italiano OpenOffice.org: http://www.plio.it. Vola e fai volare con i gabbiani di OpenOffice.org: usalo, copialo e regalalo, è legale!


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PLIO - Newsletter Agosto

 Use OpenOffice.org

Di seguito trovate un breve resoconto delle principali attivita' che
l'Associazione PLIO, Progetto Linguistico Italiano OpenOffice.org, ha
svolto nel mese di agosto. Altre informazioni su http://www.plio.it

Test sulla localizzazione prevista per OpenOffice.org 2.3
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I gruppi Localizzazione e QA-IT hanno collaborato per controllare che
le traduzioni della Guida in Linea e dell'Interfaccia Utente effettuate
dai volontari nei mesi scorsi siano state effettivamente integrate
nelle versioni di sviluppo che porteranno ad OOo 2.3. In seguito alle
segnalazioni effettuate, tutte le traduzioni sono ora state integrate
e, nei casi in cui era necessario, corrette.
http://wiki.services.openoffice.org/wiki/It:2.3_TCM_Test

Presentazioni per OOoCon
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Sono state accettate per la OOoCon, la conferenza internazionale annuale
di OpenOffice.org che si terrà a Barcellona dal 19 al 21 settembre, due
presentazioni curate da membri del PLIO: una su "An Open Source
Graphical IDE for Automatic Document and DataFlow Manipulation" e una su
"Effective Graphic User Interfaces in StarBasic".
http://marketing.openoffice.org/ooocon2007/programme.html

Conferenza a Casale Monferrato
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Membri del PLIO sono intervenuti alla conferenza sul Software Libero
organizzata a Casale Monferrato nell'ambito della locale Festa dell'Unita'.
L'intervento ha riguardato le caratteristiche e le potenzialita' di
OpenOffice.org e i formati aperti ed e' stato accompagnato dalla
distribuzione di CD-ROM realizzati dal PLIO.
http://www.festaunita.it

Bocciatura della proposta di fast-track per OOXML
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Al termine di cinque mesi di discussioni e votazioni a livello mondiale,
l'ISO ha raggiunto le stesse conclusioni anticipate dal PLIO nello scorso
mese di luglio: il formato OOXML proposto da Microsoft e utilizzato da
Microsoft Office 2007 non è ancora pronto per diventare uno standard.
Il PLIO parteciperà all'ulteriore fase di discussione che si è pertanto
resa necessaria e che si concluderà con il "Ballot Resolution Meeting"
di fine febbraio 2008 a Ginevra.
http://www.iso.org/iso/pressrelease.htm?refid=Ref1070

--
PLIO - Progetto Linguistico Italiano OpenOffice.org - http://www.plio.it

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lunedì 3 settembre 2007

Open Source o Free Software?


Vorrei fare un po' di chiarezza su una vexata quaestio che riguarda i due termini "Free Software" e "Open Source": si tratta di concetti ben differenti, anche se spesso (per non dire quasi sempre) sono usati come sinonimi.
Poiché non sono un integralista del software libero, ma mi ritengo un pragmatico, accetto entrambi i termini anche se non li considero equivalenti, e quindi ritengo sia utile, in questa sede, chiarire il significato dei due concetti.
Iniziamo con un po’ di storia: la nostra inizia quarant’anni fa, quando, nel centro ricerche della AT&T, i Bell Laboratories, nasceva Unix. Il sistema conobbe un’immediata fortuna, soprattutto in ambito accademico, nonostante AT&T non fornisse alcun tipo di assistenza. Gli utenti iniziarono allora a collaborare tra loro per correggere gli inevitabili bug e apportare migliorie. L’egida di questa sorta di cooperativa di utilizzatori fu assunta dall’università di Berkeley che, nel 1978, iniziò a distribuire una sua variante di Unix, la Bsd (Berkeley Software Distribution), dalla quale è nato l’attuale sistema operativo Free BSD, protetta dall’omonima licenza d’uso.La licenza BSD aveva lo scopo di proteggere il lavoro di chi aveva lavorato al progetto ma, allo stesso tempo, di garantirne la libera distribuzione ... ecco, il concetto di Open Source probabilmente nasce in questo momento.

Con un rapido salto coast to coast, raggiungiamo la costa occidentale degli Stati Uniti, dove, al non meno prestigioso Massachussets Institute of Technology, operava un giovane programmatore, Richard M. Stallman. Un giorno, per merito (o colpa? Dipende dai punti di vista) del software di gestione di una stampante, del quale il produttore non aveva rilasciato il codice sorgente, il giovane Richard iniziò a gettare le basi di quella che sarebbe diventata la Free Software Foundation, nata per tutelare gli autori del software e proteggerli dal plagio, garantendo, allo stesso tempo, la libera circolazione dei loro prodotti. La biografia di Richard Stallman è raccolta nel libro "Codice Libero" di Sam Williams.Apparentemente, quindi, Open Source e Free Software sono la stessa cosa, poiché lo scopo di entrambi i movimenti è quello di tutelare la paternità di un software e di garantirne la libera circolazione, tanto che i pragmatici (come me) preferiscono la definizione Free/Libre Open Source Software, in sigla FLOSS; a tale proposito si vedano anche le voci "Software Free/Libero/Open-Source" e "Free and Open Source Software" su Wikipedia; interessante, a tal proposito e sempre su Wikipedia, è la voce "Comparazione di licenze libere".

In realtà il movimento Open Source, che fa capo alla OSI (Open Source Iniziative) batte soprattutto sui fattori economico e pratico: un software “non libero”, cioè proprietario e del quale non sono pubbliche le sorgenti, è un software che segue una metodologia di sviluppo non efficiente, mentre il software Open Source, essendo affidato a comunità di sviluppatori, segue dei cicli di sviluppo ben diversi e più accelerati, come descritto nel libro “La cattedrale e il bazar” di Eric S. Raymond. Giova qui ricordare che la citata OSI (www.opensource.org) considera una sessantina di diverse licenze come rispondenti alla Open Source Definition. Ma cos'è questa Open Source Definition? Vediamola:
1. Libera ridistribuzione: la licenza non può limitare nessuna delle parti nella vendita o nella fornitura di software come componente di una distribuzione di software aggregati, contenente programmi provenienti da fonti diverse. La licenza non può richiedere il pagamento di una royalty o di diritti per tale rivendita;
2. Codice sorgente: il programma deve includere il codice sorgente, e deve consentire la distribuzione sia sotto forma di codice sorgente sia in forma compilata. Nei casi in cui un prodotto non venga distribuito con il codice sorgente, deve esserci la possibilità, ben pubblicata, di scaricare il codice sorgente via Internet senza costi aggiuntivi. Il codice sorgente deve essere la forma privilegiata in cui in programmatore modificherà il programma. Codice sorgente deliberatamente nascosto non è ammesso. Forme mediate, come l'output di un preprocessore non sono ammesse;
3. Prodotti derivati: la licenza deve consentire l'attuazione di modifiche e di prodotti derivati, consentendo inoltre la loro distribuzione sotto gli stessi termini di licenza del software originale;
4. Integrità del codice sorgente dell'autore: la licenza può imporre limitazioni sulla distribuzione del codice sorgente in forma modificata solamente se la licenza consente la distribuzione di file “patch” insieme al codice sorgente con lo scopo di modificare il programma durante l'esecuzione del build. La licenza deve consentire esplicitamente la distribuzione di software realizzato a partire dal codice sorgente modificato. La licenza può richiedere che i prodotti derivati portino un nome o un numero di versione diverso dal software originale;
5. Nessuna discriminazione verso singoli o gruppi: la licenza non deve porre discriminazioni verso qualsiasi persona o gruppo di persone;
6. Nessuna discriminazione verso campi di applicazione: la licenza non deve porre limitazioni sull'uso del programma in un particolare campo di applicazione. Per esempio, non può impedire l'uso del programma in una azienda o per la ricerca genetica;
7. Distribuzione della licenza: i diritti allegati al programma devono applicarsi a tutti coloro a cui viene ridistribuito il programma, senza la necessità di applicare una licenza supplementare per queste parti;
8. La licenza non deve essere specifica per un prodotto: i diritti allegati al programma non devono dipendere dal fatto che il programma faccia parte di una distribuzione particolare. Se il programma viene estratto da tale distribuzione e usato o distribuito nei termini della licenza del programma, tutte le parti a cui il programma viene ridistribuito devono avere gli stessi diritti garantiti in occasione della distribuzione originale del software;
9. La licenza non deve contaminare gli altri programmi: la licenza non deve porre limitazioni su altro software che venga distribuito insieme con il software in licenza. Per esempio, la licenza non deve asserire che tutti gli altri programmi distribuiti sullo stesso supporto devono essere software open source;
10. Conformità della licenza e della certificazione: qualsiasi programma che faccia uso di licenze certificate come conformi alla Open Source Definition può utilizzare il marchio registrato Open Source, e il codice sorgente può essere dichiarato esplicitamente di pubblico dominio. Nessun altro programma o licenza è certificato per fare uso del marchio registrato Open Source.

Diverso è il discorso della Free Software Foundation: secondo Richard Stallman, infatti, il software deve essere “... free as in free speech, not as in free beer ...” (“... libero come in libertà di parola, non in birra gratis ...”; in inglese, infatti, free significa sia “libero” che “gratis”) e per essere tale deve garantire le seguenti quattro libertà (www.fsf.org):
1. Libertà di eseguire il programma, per qualsiasi scopo (libertà 0).
2. Libertà di studiare come funziona il programma e adattarlo alle proprie necessità (libertà 1). L'accesso al codice sorgente ne è un prerequisito.
3. Libertà di ridistribuire copie in modo da aiutare il prossimo (libertà 2).
4. Libertà di migliorare il programma e distribuirne pubblicamente i miglioramenti, in modo tale che tutta la comunità ne tragga beneficio (libertà 3). L'accesso al codice sorgente ne è un prerequisito.

Emanazione della Free Software Foundation (www.gnu.org) è il Progetto Gnu, lanciato nel 1984 per sviluppare un sistema operativo Unix-compatibile completo che rispondesse alle quattro libertà sopra enunciate. Le licenze accettate dalla FSF sono solo tre:
1. Licenza Pubblica Generica (GPL);
2. Licenza Generica Pubblica Attenuata (LGPL), da usare per includere un sorgente libero in un’applicazione proprietaria a sorgente chiusa, utilizzata soprattutto per sviluppare librerie;
3. Licenza per Documentazione Libera GNU (GNU FDL), che si applica ai manuali e alla documentazione.
Termino qui, scusandomi per le inevitabili semplificazioni fatte per ridurre entro una lunghezza accettabile (spero) questo post.

Il logo che apre il post è di una comunità professionale appartenente a Neurona.it. Un ringraziamento particolare a Roberta Voiglio, che ne è l'autrice.

Leggi il seguito di ... "Open Source o Free Software?"

lunedì 18 giugno 2007

Happy Hacking

Ebbene sì, sono fortunato possessore di una copia del libro di Sam Williams "Codice Libero" (clicca qui per leggere il libro on line), biografia ufficiale di Richard Stallman ... mi sembra già di sentire un brusio: "Richard Stallman? chi era costui?" ... cari lettori, RIchard Stallman non è altri che il fondatore della Free Software Foundation, padre del progetto Gnu e della licenza GPL e derivate. Orbene, questo signore mi ha autografato, complice Davide Dozza di OOo Italia, il libro sopracitato.
La dedica che Stallman ha apposto sulla mia copia del libro recita testualmente "Happy Hacking"e questo mi da lo spunto per chiarire che l'hacker non è una sorta di malfattore digitale e che l'hacking non è un crimine contro l'umanità.


Uno stralcio da Wikipedia recita così:
"... Il termine hacking è uno dei più inflazionati vocaboli legati all'informatica; avendo accompagnato, fin dall'inizio, lo sviluppo delle tecnologie di elaborazione e comunicazione dell'informazione, ha assunto diverse sfumature a seconda del periodo storico e dello specifico ambito di applicazione; in ambito tecnico, lo si può definire come studio dei sistemi informatici al fine di potenziarne capacità e funzioni.
Sebbene venga usato principalmente in relazione all'informatica, l'hacking non è limitato ad un particolare ambito tecnico, ma si riferisce più genericamente ad ogni situazione in cui si faccia uso di creatività e immaginazione nella ricerca della conoscenza: ad esempio, Leonardo da Vinci può essere considerato un hacker del XV secolo...".
Io mi considero un hacker e sono fiero di esserlo, pur senza essere mai penetrato fraudolentemente nel computer di chicchessia né aver mai compiuto torbide imprese ai danni dei sistemi informativi del Pentagono.
Happy Hacking, quindi, non è un'istigazione a delinquere, ma un invito a perseguire la conoscenza usando le proprie risorse di creatività e di immaginazione.
Pensiamoci tutte le volte che al "Telegiornale" o a "Porta a porta", o in qualsiasi altro salotto televisivo o foglio giornalistico parlano degli hacker come di individui che si dedicano a ogni sorta di nefandezza informatica.

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domenica 3 giugno 2007

OOo ... I motivi di un successo

OOo non è, come si può pensare, una esclamazione di meraviglia ma, semplicemente, la sigla che identifica la suite di produttività personale OpenOffice.org; v'è da dire che l'esclamazione è più che giustificata se si esami­na attentamente questo prodotto che, pur se presenta ancora un po' di acne giovanile (sto pensando al modulo Base, ancora in preda a pruriti adolescenziali), è veramente cresciuto e si qualifica come un'alterna­tiva interessantissima ai similari prodotti commerciali (Microsoft Office in primis).

 Use OpenOffice.org


OOo, come la chiamiamo noi intimi, nasce dall'analoga suite StarOffice prodotta e commercializzata da Sun Microsystem: la sua storia è esemplare e interessante di un certo modo di intendere il software, il suo svilup­po e la sua diffusione (chi volesse approfondire alcuni di questi concetti può leggere “La cattedrale e il ba­zaar”, di Eric S. Raymond, facilmente reperibile all'indirizzo www.apogeonline.com/openpress/cathedral). Vediamola: nel 1999 Sun Microsystem acquista la software house tedesca StarDivision, prima sviluppatrice di StarOffice, e l'anno successivo dona il codice sorgente del software (in pratica tutta la sequenza di istru­zioni che costituiscono il programma) alla comunità degli sviluppatori, dando origine al progetto OpenOffice.org per la realizzazione di un software di office automation libero, ossia dotato di una licenza d'u­so che ne garantisce la libertà di distribuzione e di modifica, nonché la gratuità. Attenzione! Gratuità della li­cenza non significa che il programma è gratis, ma, solo, che non mi posso far corrispondere denaro per la cessione della licenza d'uso: eventuali servizi a valore aggiunto (manuali, formazione, personalizzazioni, in­stallazione) sono a discrezione di chi me li fornisce. La mossa, apparentemente fuori da ogni logica commer­ciale, dà origine ad una comunità di sviluppatori e di utenti composta da migliaia di persone che collaborano attivamente allo sviluppo del progetto secondo quelle che sono le proprie competenze (io stesso sono uno dei tester della versione italiana del prodotto e sto scrivendo questo articolo con una versione di OOo ancora in fase di prerilascio). La comunità internazionale ha dato così origine a una settantina di localizzazioni: tra le lingue di queste versioni locali mi piace ricordare anche il friulano.

Sun mantiene comunque la direzione del progetto e si riserva il coordinamento della comunità OpenOffice: che vantaggi ricava da questa forma di mecenatismo informatico? Uno, essenzialmente ... uno sviluppo più rapido ed economico del suo prodotto StarOffice (a pagamento): dalla versione 6.0, infatti StarOffice è basa­to sul codice di OpenOffice, con l'aggiunta di parti proprietarie, ossia assoggettate a una licenza non libera (il discorso sulle licenze è piuttosto complesso e non è proprio il caso di affrontarlo in questa sede: per fare un po' di chiarezza le licenze libere, riconosciute da Open Source Initiative, garantiscono l'assoluta libertà di cir­colazione e di modifica del software mentre le licenze proprietarie, come l'EULA di Microsoft, impediscono la distribuzione di copie del software e la sua modifica ... mi scuso per la semplificazione, assolutamente ne­cessaria).

OpenOffice.org è un prodotto composto da un insieme di moduli: Writer (elaboratore di testi), Calc (foglio elettronico), Draw (strumento di disegno), Impress (realizzazione di presentazioni e slide show), Base (ge­store di archivi), caratterizzati da un'interfaccia coerente e, ad avviso di chi scrive, più ergonomica di quella dei corrispondenti software di Microsoft Office, i quali, forse perché sviluppati in momenti o da team diversi, non hanno la stessa uniformità d'uso. In OOo l'interoperabilità tra i diversi moduli è completa e assoluta: da Writer posso aprire e modificare una cartella di Calc, e viceversa, da Impress posso creare un nuovo docu­mento di testo. In Office non è così: Word, Excel, Access e PowerPoint mantengono la loro indipendenza e mostrano, nel loro utilizzo, alcune diversità che possono disorientare l'utente; ne cito una ad esempio: se in Word voglio stampare le pagine 1 e 3 di un documento nella finestra di stampa dovrò scrivere 1,3 (uno virgola tre) ... se in PowerPoint voglio stampare la prima e la terza diapositiva di una presentazione nella stessa finestra di stampa dovrò inserire 1;3 (uno punto e virgola tre).

Quali sono i punti di forza di OpenOffice? Vediamoli, usando come base la lista di Wikipedia ed aggiungendo qualche commento:

  • i file prodotti da OOo hanno dimensioni molto minori rispetto quelli dei concorrenti; di solito tali di­mensioni si assestano su circa un decimo rispetto alla concorrenza ... non ci credete? Scrivete il vo­stro nome con il blocco note, salvate il file e, cliccandolo con il tasto destro del mouse, visualizzatene le proprietà e, in particolare, il numero di byte. Aprite Word, scrivete il vostro nome, salvate il file e, ri­petendo le operazioni già descritte, guardate quanto è grande ... almeno una ventina di kiloByte, giu­sto? Come mai? Perché nel file di Word sono contenute un gran numero di informazioni aggiuntive, relative al formato, alla dimensione della pagina, al tipo di carattere usato eccetera, che lo appesanti­scono. Lo stesso file, scritto con OOo, è quattro volte più piccolo. Più grande è il documento maggio­re è il risparmio;

  • i formati di OpenOffice sono aperti, come dire che avete il pieno possesso non solo del software ma anche dei vostri dati. In Microsoft non è così: quello che scrivete è vostro, il formato nel quale lo scri­vete è di Microsoft: se domani decide di cambiarne le specifiche correte il rischio di trovarvi con file inutilizzabili;

  • è possibile leggere/scrivere i file salvati in altri formati: in Office i formati di OpenOffice sono misco­nosciuti;

  • è possibile copiare OOo e passarlo ad altri ... se fate la stessa cosa con Microsoft Office commettete un illecito amministrativo oppure, se lo fate a scopo di lucro, un reato;

  • è possibile visionare il codice e modificarlo a proprio piacimento: è la fortuna del modello di sviluppo open source. Malfunzionamenti, nuove funzionalità, aggiornamenti possono essere corretti o inseriti in tempi senz'altro inferiori a quelli richiesti dai software proprietari;

  • OpenOffice è software libero: è possibile scaricare, legalmente, dalla rete l'ultima versione ed instal­larla sul proprio Pc, senza dover spendere nulla se non la connessione ad Internet; è inoltre possibi­le copiare OOo e passarlo ad altri , o esaminarne il codice sorgente se lo si desidera;

  • è possibile partecipare al progetto e diventare parte integrante della comunità. Per scoprire come visitate il sito http://it.openoffice.org/index.html;

  • è possibile eseguire OOo su diversi sistemi operativi e quindi poter leggere e scrivere gli stessi file in ambienti differenti ... al contrario, non esiste una versione di Microsoft Office per Linux o Sun Solaris;

  • è possibile esportare i file in formati come PDF e Macromedia Flash ... il salvataggio in formato PDF è presente in OpenOffice da sempre, mentre Office lo ha introdotto solo di recente;

  • è possibile collegare OOo con un altro database: posso, in altre parole, collegare il modulo Base a un archivio Access o MySql oppure basato su di un foglio elettronico.

Il formato dei file di OpenOffice è un archivio Xml compresso: in pratica è una cartella Zip nella quale sono contenuti diversi file che descrivono caratteristiche e contenuto del nostro documento. Questo approccio of­fre notevoli vantaggi, permettendo a tutte le applicazioni che gestiscono il formato Xml di usare i file di OpenOffice e, eventualmente, di decomprimerli e di estrarne il solo contenuto (ad esempio le immagini inserite in un documento di testo).

Il formato adottato da OpenOffice 2.0, generalmente noto come OpenDocument (ODF), è uno standard defi­nito dal consorzio Oasis e, di recente, è stato riconosciuto come standard ISO/IEC 26300.

Per questi motivi OOo sta diffondendosi sempre più largamente sia presso i privati sia presso le pubbliche amministrazioni, come ad esempio i governi israeliano, malese, di Singapore, colombiano, brasiliano, vene­zuelano, indiano, cinese e altri ancora. Nell'ambito delle amministrazioni locali vogliamo ricordare città come Monaco di Baviera e Vienna o, in Italia, il comune di Grosseto, le province di Genova e Pisa e altri comuni minori.



Articolo pubblicato sul numero di dicembre della web-zine @ scuola con il computer

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