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giovedì 2 agosto 2007

E-mail e carne in scatola – seconda puntata

Riprendiamo il discorso da dove l'avevamo lasciato quasi un mese fa ... un poco di ferie e qualche capriccio dell'ADSL mi hanno impedito di pubblicare nuovi post, ma conto di rifarmi.
Come in tutti i serial che si rispettino, iniziamo col riassunto delle puntate precedenti: stavamo parlando di spam. Ricordate? Lo spam, oltre a essere una famosa marca di carne in scatola, è una forma di unsolicited email (email non richiesta), che intasa le nostre caselle di posta elettronica con messaggi non desiderati, petulanti e, spesso, decisamente imbarazzanti. Le dimensioni del fenomeno sono imponenti, tanti che si calcola che una larga, anzi larghissima, parte del traffico postale su Internet sia costituita da messaggi di questo tipo, inviati usando spesso computer controllati dall'esterno grazie a virus appartenenti alla categoria dei trojan horse. La legislazione di certi Stati considera lo spam un reato punito con severità, tanto che appare emblematica la motivazione di una sentenza emessa, in un tribunale del Massachussets, dal giudice Reilly, che, al termine di un processo che vedeva coinvolti sette spammer, dichiarava: "La loro attività non era solamente noiosa ma metteva seriamente a rischio l'economia e la sicurezza dei cittadini". Ecco, eravamo arrivati a questo punto e da qui ripartiamo.

Lo spam è non solo fastidioso, ma veicolo di messaggi truffaldini: i milioni di lettere che diffondono le cosiddette “truffe nigeriane” (non sapete cosa sono? Ottimo, ecco un argomento per un prossimo post ... Comunque, sono messaggi nei quali qualche sedicente illustre personaggio ci propone di collaborare con lui nell'esportare fondi neri dal suo Paese, promettendoci in cambio ricchissime parcelle da milioni di dollari) cosa sono se non spam?
Un altro tipo di truffa sta prendendo piede: arriva una mail nella quale si annuncia che un titolo, che oggi in Borsa è quotato tot, tra cinque giorni vedrà moltiplicato il suo valore e quindi è il momento di comprare per poter realizzare un lauto guadagno a breve. L'incauto acquista e il titolo, effettivamente, sale di valore, secondo la legge della domanda e dell'offerta ... a un certo punto il crollo ... e le azioni appena acquistate tornano a valere zero.
Cos'è accaduto? Una cosa molto semplice: chi ha orchestrato la truffa ha venduto tutte le azioni in suo possesso, ha realizzato, lui sì, un guadagno lauto e ha lasciato gli incauti investitori con un pugno di mosche in mano. Ebbene, questa non è altro che la forma moderna ed elettronica dell'aggiotaggio, cioè di quel reato commesso da chi divulga notizie false o tendenziose per causare una variazione artificiosa dei prezzi di beni o valori, quotati in Borsa, allo scopo di trarne un illecito guadagno. Il fenomeno ha raggiunto una dimensione tale che la SEC (United States Securities and Exchange Commission), che altro non è che l'agenzia federale statunitense che si occupa di vigilare sui mercati finanziari (una Consob a stelle e strisce, insomma), negli scorsi mesi ha sospeso le quotazioni di borsa di 35 aziende che avrebbero messo in atto attività di spam con lo scopo di diffondere false notizie sul loro reale stato finanziario.
Secondo Secure Computing, e anche secondo chi scrive, che ha in casa un campione rappresentato dalle sue caselle di posta elettronica, circa un terzo dello spam in circolazione sarebbe di questo tipo.
Tra i tanti messaggi di questo tipo che ho ricevuto negli ultimi tempi, ve ne voglio mostrare uno che, a mio parere, è un piccolo capolavoro, e ve lo voglio pure “sceneggiare”.
La grafica è accattivante: stiamo parlando di un'azienda che produce energia e le pale eoliche che appaiono nel messaggio ci suggeriscono che si tratti di energia pulita, non inquinante, da fonti rinnovabili ... perbacco, in questi tempi di riscaldamento globale, di effetto serra prodotto dall'anidride carbonica, di protocollo di Kyoto, un'azienda siffatta è destinata a “magnifiche sorti e progressive”, per citare Leopardi. E già questo ci predispone bene ... ma leggiamo sotto ... mmmhhhh, il prezzo d'acquisto è invitante e guarda lì, poi ... un aumento previsto del 60% in due giorni ... e a cinque giorni? I titoli varranno tre volte quello che li ho pagati ...
I titoli sono quotati alla Borsa di Francoforte? E certo, c'è il codice WKN (che è il codice di sicurezza della borsa tedesca), ah! Guarda , pure il codice ISIN (il codice di sicurezza internazionale che identifica bond, warrant e altri strumenti finanziari) ... ma allora è una cosa seria ... un vero affare!!! comprare, comprare.
Noto, in maniera appena incidentale, che cercando sul web la sigla WKN i primi risultati che appaiono riguardano la WKN Windkraft Nord AG, azienda tedesca fondata nel 1990 e specializzata nella realizzazione di parchi eolici “chiavi in mano”, che, ovviamente, non c'entra nulla con la truffa, ma che, forse, ha ispirato l'idea dell'immagine delle pale eoliche ... chi può dire quali sono le idee di un social engineer?
Lo spam veicola, poi, anche altri messaggi: si possono acquistare farmaci, software a prezzi scontatissimi, materiale pornografico, lauree. Negli ultimi tempi sono di gran moda i messaggi pubblicitari dei casinò on line che promettono ricchi bonus a chi entra a giocare: siamo passati dai pochi spiccioli di qualche mese fa a oltre 500 euro di bonus: in pratica paghi 100 e giochi 200 ... un vero affare!
Naturalmente anche i messaggi che propongono l'acquisto di medicinali o altro sono truffaldini: i medicinali, nella migliore delle ipotesi, sono dei generici sui quali l'acquirente non ha nessuna garanzia ... potrebbe aver acquistato, che so, celebri pilloline azzurre che promettono mirabilie e trovarsi un pacchettino con pilloline sì azzurre, ma anonime e senza alcuna garanzia sul contenuto.
Lo spam, poi, è usato anche per veicolare i messaggi dei phisher, i “pescatori” di password: tutte le mail che arrivano nelle quali vi si informa che le poste hanno deciso di proporvi nuovi servizi, oppure che la vostra banca vi ha chiuso il conto perché sospetta che siate stati vittime di un furto di identità, e nelle quali vi si chiede di accedere ad un sito, digitando il vostro identificativo utente, la password, il numero di carta di credito e il numero di conto corrente sono spam.
Aveva quindi ben ragione il citato giudice Reilly a dire che lo spam è un'attività che attenta gravemente alla sicurezza dei cittadini e dell'economia: messaggi di questo tipo, infatti, possono essere truffe che intaccano i vostri risparmi, oppure possono farvi acquistare prodotti che, nel migliore dei casi sono inutili, se non nocivi alla salute, o ancora, possono essere il veicolo di un attacco virale che infetta il vostro computer con un worm o con un cavallo di Troia, per far sì che diventi uno zombie destinato ad alimentare il traffico di mail spammatorie.
La migliore delle ipotesi è quella delle cosiddette “catene di Sant'Antonio” che vi invitano a inviare decine di copie dello stesso messaggio a vostri amici (che, dopo che l'avranno ricevuto non saranno più tali) ... sempre di spam si tratta, anche se, in questo caso, l'unico danno che, forse, si produce è quello di intasare la rete con traffico inutile.
Fenomeno di dimensioni imponenti, dunque ... ma, sorprendentemente, orchestrato da un numero relativamente basso di criminali: secondo numerosi esperti di sicurezza si tratterebbe solo di poche centinaia di persone in tutto il mondo, organizzate in circa duecento gang ...
Il nostro viaggio nello spam non è finito: nei prossimi numeri vedremo quali sono i comportamenti a rischio, quelli, cioè, che forniscono agli spammer la materia prima sulla quale lavorare (indirizzi e-mail e computer attaccabili) e come possiamo difenderci da questo fenomeno che non è solo un fastidio, ma anche una reale minaccia.

Leggi il seguito di ... "E-mail e carne in scatola – seconda puntata"

domenica 8 luglio 2007

E-mail e carne in scatola - Prima puntata

È capitato a tutti, rientrando a casa, oppure camminando per le vie della città, di osservare situazioni come quella ben illustrata in fotografia: cassette della posta così piene di dépliant pubblicitari da scoppiare. Come si arriva a tanto? Ci sono agenzie specializzate nel volantinaggio che reclutano ragazzi che distribuiscono questi messaggi porta a porta e, spesso, rispondendo al citofono, sentiamo una voce che dice, più o meno: “Posta pubblicitaria, mi può aprire per favore?”. È una forma di pubblicità largamente sfruttata da centri commerciali, supermercati, negozi per segnalare promozioni o iniziative speciali nelle zone nelle quali operano: seccante fin che si vuole, ma, a parte la quantità di carta che ci obbliga a buttare nella spazzatura, non ci crea, poi, molti fastidi.
I messaggi pubblicitari, poi, arrivano anche per posta ordinaria: chi non ha mai ricevuto cataloghi, lettere, inviti che propagandavano questo o quel prodotto, promuovevano questa o quella ditta? Questa mattina, ad esempio, ho ricevuto due cataloghi e un invito alla presentazione di una nuova collezione di moda. Ad usare questa forma di pubblicità sono, di solito, aziende di respiro nazionale o, almeno, regionale. Come mai riceviamo tutte queste comunicazioni pubblicitarie per posta? Esistono degli elenchi di indirizzi (ad esempio le Pagine Gialle) ai quali chiunque può avere accesso, mentre, in altri casi, siamo noi stessi ad autorizzare l'invio della pubblicità, firmando il consenso al trattamento dei dati personali: spesso, infatti, sottoscriviamo anche il beneplacito a ricevere messaggi pubblicitari e diamo al gestore la possibilità di cedere i nostri dati a terzi.


Poteva mai Internet, con i suoi diversi servizi, essere immune dalla “réclame”? Certo che no: molte pagine web ospitano i cosiddetti “banner”, sorta di striscioni virtuali che ci invitano a visitare siti commerciali. I motori di ricerca, Google su tutti, si basano sugli introiti che derivano loro dalle in­serzioni pubblicitarie, sotto forma di collegamenti sponsorizzati; iscrivendoci a mailing list, acqui­stando sul web o registrandoci a qualche sito possiamo, poi, ricevere per posta elettronica bollettini e messaggi che ci informano sulle ultime novità. È, come dire, una forma di pubblicità “voluta” e dalla quale possiamo sempre svincolarci: basta cancellarsi dalla mailing list o richiedere, con un semplice clic su un collegamento presente nel messaggio, di non ricevere più comunicazioni. Anche in questi casi abbiamo sottoscritto, nel momento in cui abbiamo iniziato ad usufruire di un servizio, o ci siamo registrati su un sito, un'informativa ai sensi del D.Lgs 196/03 che autorizza il gestore dei dati a farne, più o meno, quello che vuole.
Fin qui, comunque, siamo nell'ambito della legalità: chi ci manda la pubblicità non commette alcun reato, né lo fa chi ci satura le cassette postali.
Terminata questa lunga prolusione, che spero non vi abbia annoiati, entro nel vivo del discorso: oggetto di questo articolo sarà lo spamming, ossia quell'attività, ai limiti dell'illecito, se non decisamente fuorilegge, che consiste nell'invio, ad opera di uno spammer, di grandi quantità di email a indirizzi presi a caso o generati in maniera altrettanto casuale.
Cos'è lo spam? è una forma di unsolicited email (email non richiesta), esattamente come certi messaggi di propaganda politica (soprattutto in prossimità delle elezioni) e le catene di Sant'Antonio (“manda 10 copie di questo messaggio a chi ti vuol bene ... se non lo farai nelle prossime due ore, ti capiteranno tutte le sfortune del mondo, tua moglie ti tradirà coll'idraulico e ti uscirà un foruncolo dolorosissimo”). Il tipico messaggio di spam propone al destinatario l'acquisto di medicinali senza prescrizione medica (diffusissimi il Vicodin, un antidolorifico a base oppiacea, certe pilloline azzurre che fanno bene all'amore, tranquillanti e simili), oppure la visita a siti contenenti materiale pornografico (anche di tipo pedofilo) o a casinò online, il conseguimento di lauree ad honorem, l'aumento di dimensioni di certe parti del corpo che, per decenza, non posso nominare e così via.
Curiosa è l'origine del nome “spam”: in realtà si tratta di un popolarissimo (negli Stati Uniti) mar­chio di carne in scatola, prodotto dalla multinazionale Hormel Food ... come mai un prodotto alimentare è passato a identificare una pervasiva e fastidiosa forma di pubblicità? Tutto nasce da uno sketch del gruppo comico inglese dei Monthy Python, nel quale due persone, un uomo e una donna, sono letteralmente calati in una specie di bar-ristorante-tavola calda; chiedono qualcosa da mangiare e la cameriera inizia a proporre solo piatti a base di carne in scatola. Di fronte alle loro evidenti manifestazioni di disappunto, la cameriera si fa sempre più insistente e alcuni vichinghi, con tanto di elmi cornuti, seduti ad un tavolo accanto iniziano a intonare uno sgangherato coro che inneggia alle virtù della Spam; il tono del canto si alza sempre più fino a sovrastare ogni altra cosa. Lo sketch in questione è visibile, con tanto di sottotitoli in giapponese, all'indirizzo
http://tinyurl.com/h9jyv
Con gusto tutto americano per la metafora, il nome del prodotto, così insistentemente ripetuto, è passato ad indicare la pubblicità indesiderata a mezzo email, considerata forse il maggior fastidio derivante dall'uso di Internet.
Qualche notizia tratta dalla stampa di settore ci dà un'idea delle dimensioni del fenomeno. Un recente studio commissionato da Microsoft a Radicati Group (consultabile qui), indica che nel 2009 quasi l'ottanta per cento dei messaggi di posta elettronica circolanti su Internet saranno costituiti da spam, con un incremento di dieci punti percentuali rispetto al 2005. L'aumento considerevole del numero di utenti, e penso ai mercati asiatici in grande espansione, come India e Cina, ha portato a un incremento del traffico postale ma, purtroppo, anche dello spam.


Chi può generare una massa così imponente di email? Sicuramente non singoli computer, per quan­to potenti siano: ecco, quindi, entrare in gioco le botnet, reti “fantasma”costituite da zombies, cioè da computer controllati tramite quei particolari virus che appartengono alla categoria dei caval­li di Troia: un trojan horse è un virus che, attraverso l'apertura di una “porta di servizio” nascosta, permette a un estraneo di accedere al computer infetto per utiliz­zarlo per i suoi scopi. Ecco quindi che lo “spammer” è anche un diffusore di virus, che usa per crea­re e controllare una rete di zombies che faranno il lavoro di invio dello spam. Una tipica botnet può produrre fino a 160 milioni di messaggi ogni due ore. Commtouch Software, una società americana che si occupa di sicurezza, stima che ogni giorno siano attivi in Internet dai sei agli otto milioni di zombies.
Sulla scorta di questi dati risulta quindi evidente che il principale problema connesso alla diffusione dello spam è l'indiscriminato aumento del traffico su Internet e questo ha delle conseguenze: in pri­mo luogo diminuisce la qualità della connessione alla rete, perché una parte della banda è occupata dalla trasmissione di queste email non richieste. Noto lo sguardo perplesso di alcuni di voi ... cos'è la banda? Facciamo un rapido esempio: avete presente i tubi per annaffiare? Più sono larghi più ac­qua passa, giusto? Ecco, la banda di connessione è la stessa cosa: indica la quantità di bit il secondo che passano attraverso la connessione e quindi più è larga, più bit passano, più la connessione è ve­loce.
Non so se ci avete fatto caso, ma nello scorso mese di dicembre, in concomitanza con le festività di fine anno, le connessioni Internet italiane sembravano colte da una sorta di atavica lentezza e, spes­so, non era possibile collegarsi con molti siti che risultavano irraggiungibili; pare che la causa prin­cipale di questo fenomeno sia da ricercare proprio nell'aumento “stagionale” dello spam, che ha su­perato di un terzo quello prodotto nello stesso mese del 2005, almeno secondo quanto dichiarato da Postini Inc., azienda statunitense che si occupa di messaggistica..
Uno tra i più grandi fornitori di servizi per Internet (provider), America on Line, ha calcolato che da uno a due terzi della capacità dei server di posta elettronica sia consumato dallo spam, e questo dato è in accordo con lo studio sopra citato di Radicati, con evidenti costi occulti che nessuno paga, perché questo traffico non è autorizzato dal provider, né voluto dal destinatario, e quindi può essere prefigurato come una sorta di furto. Questo è il motivo per cui gli spammer non sono particolarmente amati dai provider, ed è anche uno dei motivi per i quali, nella legislazione di alcuni Stati, come, ad esempio, gli USA e l'Australia, lo spamming è considerato un reato e, come tale, severamente punito. C'è dell'altro: secondo queste norme è considerato punibile non solo lo spammer ma anche il proprietario del computer da cui sono partite le email, e questo, soprattutto nel caso sia stato controllato tramite un trojan horse, nonostante l'evidente buonafede. L'aver permesso che il proprio elaboratore fosse infettato e usato per l'invio di email non richieste, infatti, è considerato una grave forma di negligenza.
Da un paio d'anni a questa parte gli spammer, se scoperti, finiscono sempre più spesso in tribunale: nel 2005, nello stato del Massachussets, il giudice Reilly, al termine di un processo che vedeva coinvolti sette spammer di varie nazionalità che usavano per i loro scopi server di tutto il mondo, dichiarava: "La loro attività non era solamente noiosa ma metteva seriamente a rischio l'economia e la sicurezza dei cittadini".
Come e perché l'attività degli spammer metta seriamente in pericolo l'economia e la sicurezza dei cittadini sarà oggetto di un prossimo articolo perché, come avrete capito, il fenomeno spam è molto importante e altrettanto complesso.

Adattamento di un articolo pubblicato sul numero di febbraio 2007 della rivista “Porto e Diporto” della AM editori Srl - Napoli
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